Pensione più alta: 90% dell’ultimo stipendio? Ecco come

Come si può fare per alzare l’importo della pensione e ad avvicinarlo quanto più possibile a quello dell’ultimo stipendio percepito?

Quando dal mondo del lavoro si passa al pensionamento si deve mettere in conto che sicuramente si diventerà più poveri poichè l’importo della pensione non sarà mai uguale a quello dello stipendio. E’ possibile intervenire in tempo per fare in modo che anche in pensione si possa continuare a mantenere lo stesso tenore di vita che si aveva da lavoratore? Si può fare in modo che le entrate mensili, anche se non identiche, siano almeno simili?

Pensione più alta, ecco come fare

Per fare aumentare in modo considerevole la propria futura pensione bisogna intervenire in tempo creandosi un fondo di previdenza integrativa che permettano, in futuro, di avere un tasso di sostituzione che sia pari al 90% dell’ultimo stipendio.

Il valore di una pensione media di un lavoratore medio con un reddito annuo di 30 mila euro va dal 61 al 72% dell’ultimo stipendio.  Tali valori tendono ad abbassarsi per i lavoratori più giovani che vedranno la loro pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.

L’unico modo per garantirsi una pensione che sia in qualche modo simile all’ultimo stipendio, quindi, è con la previdenza complementare. Tramite delle simulazioni è possibile fin da subito sapere quanto si dovrà versare annualmente per raggiungere il tasso di sostituzione  del 90% che permette, quindi, di prendere una pensione (che sia la somma della pensione obbligatoria e di quella integrativa) pari al 90% dell’ultimo stipendio.

Nella scelta di un piano pensionistico integrativo si può scegliere sia di versare anche il proprio TFR, sia , invece, di lasciarlo accantonato per fare in modo di avere una sorta di tesoretto al momento del pensionamento. In ogni caso è bene sapere che facendo riferimento solo alla pensione obbligatoria non si potrà mai avere lo stesso stile di vita che si aveva in passato, quando si lavorava. Ed è anche per questo che i pensionati rappresentano la platea più debole economicamente, della popolazione.

In ogni caso prima si decide di aderire ad un fondo pensione integrativo e minore sarà l’esborso necessario per garantirsi il futuro da pensionati. Per chi non volesse appesantire troppo il proprio bilancio familiare vi è la possibilità di versare nel fondo integrativo il TFR e rinunciando, quindi al proprio capitale di sicurezza.

E se deve contribuire anche il datore di lavoro?

Se nella scelta della pensione integrativa si sceglie un fondo negoziale è bene sapere che anche il datore di lavoro è obbligato a versare la sua parte ma solo se anche il dipendente versa la sua. In questo caso è obbligatorio versare anche il TFR maturato. Il contributo del datore di lavoro, in ogni caso è minimo e contro un 125 che versa il lavoratore, il principale è chiamato a versare un 2%.

In ogni caso, quindi, il lavoratore che voglia garantirsi una vecchiaia serena dovrà provvedere per tempo alla creazione di un fondo pensione che gli permetta di integrare la pensione obbligatoria che verrà a percepire. La cosa importante, torniamo a ripetere, è il fattore tempo: prima si inizia a versare e minore sarà l’importo del versamento mensile.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp

Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.