Pensione quota 100 senza penalizzazioni: ha ragione Salvini

La quota 100 prevede penalizzazioni? NO, ha ragione Salvini.

In questi giorni infuria la polemica sulle penalizzazioni che porterà l’accedere alla pensione con la quota 100. C’è chi parla dell’8%, chi addirittura del 34%. Delle stime hanno parlato di penalizzazioni del 5% per chi accede con un anno di anticipo e del 34% per chi anticipa di 5 anni. Ma quanto c’è di vero?

Matteo Salvini, uno dei promotori della misura, scioccato afferma di non capire da dove escano questi dati continuando a difendere la quota 100 senza penalizzazioni.

Questa volta Salvini ha ragione. 

Le penalizzazioni erano presenti sulla pensione anticipata fino a qualche anno fa: erano dell’1 o 2% sul calcolo dell’assegno pensionistico e queste percentuali venivano decurtate da quella che effettivamente doveva essere la pensione che si doveva percepire solo per il fatto che si anticipava l’uscita. Con la legge di Bilancio 2017 sono state abolite definitivamente.

Quota 100: sono penalizzazioni?

I conti che si stanno facendo sulla quota 100, invece, riguardano ciò che un lavoratore perderebbe anticipando l’uscita e non continuando a versare i contributi all’INPS. Non si tratta di penalizzazioni ma semplicemente di mancato aumento della pensione per il fatto che si smette di versare i contributi per propria scelta e deve essere ovvio agli occhi di tutti che versando un maggior numero di contributi la pensione, alla fine, risulterà più alta.

Stesso discorso vale per il coefficiente di trasformazione che sale al salire dell’età in cui si accede alla pensione.

Ma non si tratta di penalizzazioni, semplicemente sono i meccanismi che regolano il calcolo dell’importo della pensione e il fatto che ora, alla vigilia dell’entrata in vigore della quota 100 si parli e si polemizzi sulle penalizzazioni che porterà mi fa pensare semplicemente che si vogliano scoraggiare i lavoratori a fruirne per accedere alla pensione.


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Redazione NotizieOra

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