Pensioni: da gennaio possibile sforbiciata sugli assegni di reversibilità e invalidità

L’Inps riordina gli importi pensionistici per il 2020, è possibile che si verifichi un sostanziale taglio sulle pensioni per invalidi e vedove.

La circolare dell’Inps che parla di una possibile recisione delle pensioni di invalidità e di reversibilità, sta preoccupando tutti generando confusione sui tagli immessi dal governo sulle pensioni di invalidi e vedove. Innanzitutto, si tratta di una norma sul cumulo dei redditi da pensione già presente nel quadro normativo Inps e attiva dal 1996.  Sostanzialmente, non si tratta della “novità” pensionistica del 2020, ma bensì l’unica notizia “originale” riguarda l’aumento della pensione minima.

Sempre secondo la “vecchia” circolare Inps è possibile che da gennaio 2020,  importanti cambiamenti colpiranno in modo significativo gli assegni di invalidità e reversibilità in virtù del calcolo dovuto al cumulo dei redditi. L’Inps nel riordinare il quadro pensionistico riassegnando gli importi degli assegni per il 2020, potrebbe tagliare le pensioni destinate alle vedove e agli invalidi.

Pensione di invalidità ridotta al 50%

La pensione di invalidità potrebbe essere pagata solo al 75% del totale. Una percentuale che colpisce l’assegno pensionistico solo in presenza di altri redditi da lavoro, equivalenti a 4 volte il trattamento minimo nazionale. Non solo, l’assegno pensionistico potrebbe ridursi portandosi al 50% del valore assoluto, nell’eventualità in cui l’invalido detiene un reddito maggiore di 5 volte il totale del trattamento minimo previdenziale.

Pensione di reversibilità: il viaggio nel taglio

Discorso diverso per chi percepisce la pensione di reversibilità, in quanto, a portare in riduzione l’assegno pensionistico saranno anche gli eventuali redditi Irpef, come ad esempio:

  • un assegno pensionistico calcolato al 25% in presenza di un reddito che risulti maggiore di 4 volte il trattamento minimo del servizio previdenziale stabilito, pari a circa 26.700,00 euro;
  • una pensione calcolata al 40% in presenza di un reddito non superiore a 5 volte il trattamento minimo, pari all’incirca 33.479,55 euro;
  • un assegno pensionistico pari al 50% calcolato su un reddito base che risulti superiore a 5 volte il trattamento minimo imposto dal servizio previdenziale nazionale.

Che dire con il calcolo del cumulo dei redditi, il quadro pensionistico per una vedova che percepisce periodicamente una somma di denaro corrispondente a uno stipendio, oppure a una pensione, potrebbe cambiare di molto, ricevendo un assegno di reversibilità calcolato su una base del 30% piuttosto che del 60%.

Per chiarire il concetto sul probabile taglio sull’assegno di reversibilità, facciamo l’esempio di una donna, vedova, avente a carico un figlio minore. La quale, in seguito al decesso del marito riceve una pensione di reversibilità calcolata sull’80% dell’importo pensionistico che avrebbe dovuto ricevere il marito. Le cose cambiano se la donna ha un lavoro, oppure, riceve altre entrate, e nel complesso il reddito annuo superi i 27 milioni di euro. Secondo la circolare Inps la donna avrebbe diritto a ricevere solo il 48% dell’assegno di reversibilità. Percentuale che scende al 40% in presenza di reddito Irpef superiore a 5 volte il trattamento minimo previdenziale.


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Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein