Pensioni di invalidità: 285 euro al mese sono incostituzionali

La Consulta è stata chiamata per emettere una sentenza sulla legittimità costituzionale delle pensioni degli invalidi. Per la Corte d’Appello di Torino 285 euro al mese non sono un importo adeguato al supporto di una vita dignitosa per le persone invalide.

Sarà la Corte Costituzionale a emettere il verdetto sulla questione della legittimità delle pensioni di invalidità (totali), nonché sulla privazione dell’incremento al milione per le persone con meno di 60 anni. A dirlo è la Corte di Appello di Torino che attraverso l’ordinanza n. 240 emessa il 3 giugno 2019, divulgata a mezzo di Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020, ha disposto la questione nelle mani della Consulta.

Pensioni di invalidità: inadeguata al costo della vita

L’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è stato citato in giudizio contro la privazione dell’incremento dell’aumento sociale come disposto dall’articolo 39 della L. 448/2011. A chiamare in causa l’INPS è stata una signora 47enne, titolare di una pensione di invalidità civile al 100% dell’importo di 286,66 (più aggiunta di 10 euro), e di un assegno di accompagnamento pari a 515,43. La base su cui fonda il principio il ricorso è inidoneità della pensione di inabilità civile che non è proporzionata al costo della vita.

In sostanza, la signora essendo inabile al lavoro aveva inoltrato una domanda all’INPS per richiedere la maggiorazione dell’assegno come disposto dall’articolo 38 della L. 448/2011, ossia l’incremento al milione, dovuto agli invalidi civili con un’età anagrafica di 60 anni in su. L’ammissione all’integrazione avrebbe garantito alla signora una prestazione totale di circa 638 euro mensili, più l’assegno di accompagnamento. Visto il diniego dell’Istituto nell’accettare la domanda di integrazione la signora ha presentato ricorso presso la Corte di Appello di Torino.

Pensioni di invalidità: La decisione della Corte

Nel caso specifico, la Corte di Appello ha rilevato che l’Inps, ha provveduto a mettere in pratica la normativa, non sussistendo alla base motivi per imputare una colpevolezza all’Istituto. Ma nello stesso tempo, i giudici hanno riconosciuto l’incostituzionalità della norma, e il mancato riconoscimento dell’incremento al milione come stabilito dall’articolo 38 della L. 488/2001.

La Corte vista la norma discriminatoria in quanto non attribuisce un incremento equo per la maggiorazione di tutti gli assegni, ma solo rivolto all’assegno sociale, lasciando fuori la pensione di inabilità, ha sollevato la presenza di elementi di legittimità costituzionale nell’articolo 12, comma 1 della legge 30 marzo 1971, rimettendo la questione nelle mani della Corte Costituzionale.

Adesso toccherà alla Corte Costituzionale esprimersi sulla legittimità costituzionale delle pensioni degli invalidi.

 


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Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein