Pensioni d’oro, cosa ha previsto il Governo nella legge di bilancio 2019

Pensioni d’oro come verranno ridotte? Vi sono tre proposte sul tavolo dei tecnici, vediamo in che consistono

Sia la Lega che il M5S, durante la propaganda elettorale dello scorso inverno per le elezioni del 4 marzo ha sempre sbandierato la riduzione delle pensioni d’oro. Oggi che sono al governo cercano una strada percorribile per ottenere ciò. Entrambe le forze politiche hanno idee proprie per la riduzione delle pensioni d’oro, quindi nel disegno di legge di bilanci, che verrà presentato alla Camera per la fine del mese di ottobre vi saranno diverse soluzioni. Ad oggi, da diverse indiscrezioni, sul tavolo di lavoro vi sono tre soluzioni al vaglio dei tecnici.

Pensioni d’oro: decurtazione in base a una riduzione delle quote retributive

La prima è quella nota contenuta nel disegno di legge 1071 D’Uva-Molinari incardinato alla Commissione Lavoro della Camera, che riguarda le disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro. Una specie di correzione attuariale delle quote retributive dell’assegno. Questo tipo di intervento potrebbe in modo più pesante coloro che si sono ritirati in anticipo, sfruttando i requisiti di pensionamento più favorevoli vigenti del momento.

Questo provvedimento ha fattori vantaggiosi ma anche sfavorevoli. Il vantaggio è che la decurtazione si può effettuare senza procedere alla ricostruzione della carriera lavorativa dell’assicurato, ma lo svantaggio è che apre problemi di equità in quanto prende in considerazione l’età di decorrenza della pensione come discriminante nell’applicazione del taglio. Dobbiamo anche dire che è a forte rischio incostituzionalità per la sua natura non rispettosa del criterio del pro rata.

Pensioni d’oro: Il contributo di solidarietà

La seconda ipotesi è reintrodurre di nuovo il contributo di solidarietà sugli assegni pensionistici superiore ad una certa cifra. Questa strada è già stata percorsa dal Governo Letta con la finanziaria 2014 (articolo 1, co. 486 della legge 147/2013). La Corte Costituzionale, nel 2017, lo ha giudicato legittimo e ha respinto le varie questioni di costituzionalità. Per questa ipotesi si prevede una trattenuta minima dello 0,35% che supereranno la cifra minima stabilità fino ad arrivare al 15% per le pensioni più elevate. Si ipotizza che il contributo scatti dai 91.000 euro lordi all’anno ed ha natura progressiva nel senso che decurta solo la quota di pensione eccedente la cifra predetta. Il prelievo dovrà avere natura temporanea, probabilmente 3 anni.

Il vantaggio di questa provvedimento è quello che ha già ricevuto la valutazione positiva della Consulta, non richiede la ricostruzione della carriera lavorativa, lo svantaggio potrebbe essere quello di non prendere in considerazione la contribuzione effettivamente versata che ha portato al raggiungimento di un assegno elevato. Le decurtazione, cioè, avverrebbe anche sugli assegni interamente calcolati con il sistema contributivo per il solo fatto che superano la cifra indicata. Ma in generale l’intensità dell’incisione sarebbe minore rispetto alla prima proposta.

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Pensioni d’oro: ricalcolo con il sistema contributivo

La terza ipotesi consiste nel ricalcolo in base contributiva dell’assegno, perseguita dalla maggioranza durante l’approvazione delle delibere di Camera e Senato contro i vitalizi degli ex parlamentari. L’assegno verrebbe ricalcolato in base ai contributi effettivamente versati dall’assicurato, tenendo conto quindi della carriera lavorativa. Questa strada, come la prima rischia fortemente l’incostituzionalità. Per metterla, comunque in atto bisogna affrontare diversi problemi, come ad esempio la ricostruzione delle carriere lavorative dei pensionati a cui bisogna ricalcolare l’assegno, mettendo in campo numerose risorse umane ed economiche. Anche l’INPS ritiene che questa sia una strada difficile da percorrere, per l’impossibilità di procedere un ricalcolo generalizzato degli assegni pensionistici con il sistema contributivo, in quanto mancano i riferimenti degli anni passati, soprattutto nelle gestioni pubbliche, e anche per la complessità delle operazioni da effettuare.

In conclusione, la soluzione più fattibile è il prelievo di solidarietà che potrebbe essere regolato con alcune correzioni rispetto alla versione entrata in vigore nel triennio 2014-2016 per tenere conto delle diverse esigenze della nuova maggioranza politica. L’obiettivo è quello di evitare che la proposta non si realizzi e che venga cancellata con dalla Consulta.

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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.