Assegno sociale, non sempre l’INPS può chiedere restituzione di somme erogate indebitamente

-
15/07/2020

La Corte di Cassazione stabilisce che le somme erogate erroneamente a titolo di assegno sociale non devono essere restituite se si è assolto l’obbligo di comunicazione della situazione reddituale.

Assegno sociale, non sempre l’INPS può chiedere restituzione di somme erogate indebitamente

E’ bene saperlo ma non sempre l’INPS può richiedere la restituzione di somme erogate indebitamente a titolo di assegno sociale. A stabilirlo la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 13223 dello scorso 30 giugno 2020. Cerchiamo di capire quando l’INPS non può chiedere la restituzione delle somme.

Assegno sociale e restituzione somme

Se l’assegno sociale viene erogato indebitamente anche quando il cittadino supera i limiti di reddito stabiliti annualmente dalla legge, l’INPS non può richiedere la restituzione delle somme erogate erroneamente se il cittadino in questione ha provveduto a presentare gli obblighi dichiarativi previsti.

Se il cittadino, quindi, presenta la dichiarazione reddituale, vi è mancanza di dolo e l’errore è imputabile soltanto all’istituto e proprio per questo motivo la resa delle somme indebitamente erogate non può essere richiesta.

Il cittadino, infatti, ha messo l’INPS a conoscenza della situazione reddituale proprio per questo motivo i ratei erogati prima della sospensione della prestazione assistenziale non possono essere oggetto di restituzione.

La Corte, infatti, ricalcando l’orientamento giurisprudenziale ritiene che quando si tratti di prestazioni assistenziali volte a garantire il soddisfacimento dei bisogni primari del titolare e del suo nucleo familiare, stabilisce che il rateo è sospeso solo nel momento che interviene un provvedimento che accerti che sono venute meno le condizioni di legge.

Qualora sussista, quindi, la buonafede del cittadino, l’INPS non può avere nulla a pretendere sui ratei erogati erroneamente. L’INPS con le dichiarazioni reddituali presentate dai cittadini, infatti, si trova nella posizione di valutare a priori la sussistenza del requisito reddituale del beneficiario di una prestazione e se continua ad erogare i ratei anche a chi questi requisiti reddituali non li possiede più (avendolo anche dichiarato) non può chiedere la restituzione di quanto erogato indebitamente. I giudici, infatti, in questo caso fanno leva sulla dimostrabile buona fede del cittadino che, assolvendo all’obbligo di comunicazione all’istituto dei redditi percepiti fa in modo che non ci sia dolo della percezione delle somme erogate.

Vuoi conoscere i requisiti per poter accedere all’assegno sociale? Leggi l’articolo: Assegno sociale 2020: calcolo, requisiti e limiti di reddito