Contributi INPS, versamenti non accreditati? Cosa fare se non risultano e come riscattarli

Autore:
Valentina Simonetti
  • Esperta di Bonus, Fisco, Pensioni e Redditi
  • Autrice esperta di welfare ed economia aziendale
27/03/2023

Contributi INPS, versamenti non accreditati? Cosa fare se non risultano e come riscattarli

I contributi previdenziali INPS sono pagati dal datore di lavoro e in parte anche dal dipendente con trattenute effettuate direttamente in busta paga. Questi versamenti oltre che ad essere obbligatori sono utili per la copertura assicurativa di malattia, disoccupazione e pensione.

Come può fare il lavoratore ad accertarsi che siano stati tutti pagati correttamente? E cosa succede nel caso l’azienda non abbia versato quanto dovuto? Vediamo come fare per difendersi e chiedere il riscatto dei contributi mancanti.

Contributi INPS, come funziona l’estratto contributivo

Il datore di lavoro che usufruisce delle prestazioni di un dipendente deve obbligatoriamente versare gli oneri contributivi, sia quelli a suo carico che quelli trattenuti nello stipendio del lavoratore. Questi versamenti periodici vanno effettuati tramite F24 e vengono poi registrati dall’ente di previdenza come fondo assicurativo utile da sfruttare nei periodi di malattia.

Ma è anche fondamentale per il cumulo contributivo che può essere utilizzato per andare in pensione. Purtroppo a volte succede, per vari motivi, che l’azienda non abbia correttamento pagato tutti i periodi o che abbia omesso alcuni contributi. La prima cosa da fare per il lavoratore è andare a verificare la propria posizione. Chiedendo la visualizzazione dell’estratto contributivo INPS.

Solo in questo modo si potranno controllare le eventuali mancanze e di conseguenza poi agire velocemente per riscattare i contributi. Come vedremo infatti, è di fondamentale importanza presentare subito la documentazione per far valere i propri diritti perchè ci sono dei termini di tempo abbastanza ristretti da rispettare per evitare conseguenze più onerose.

Come controllare i contributi versati dal datore di lavoro

L’estratto contributivo INPS è un documento che attesta tutti i versamenti effettuati negli anni dai datori di lavoro nei confronti del titolare del contratto. Va detto che comunque, in base alla legge, anche se non sussistono contrbuti versati a sufficienza, la prestazione assicurativa dovrà essere fornita lo stesso per il principio di continuità.


Leggi anche: Come i conti correnti online stanno cambiando le abitudini di spesa dei consumatori

Tuttavia potrebbe essere una sgradita sopresa scoprire che non ci sono abbastanza periodi contributivi utili per ottenere il diritto alla pensione. Quindi è bene sempre tenere sotto controllo periodico questo estratto. Per farlo si può entrare sul sito INPS e cliccare all’interno del fascicolo previdenziale alla scheda “estratto conto contributivo”.

In alternativa si può richiedere anche a Caf, patronati o al telefono tramite numero verde del contact center INPS. Il prospetto può essere stampato, ed al suo interno si potranno trovare tutti versamenti effettuati nel corso degli anni, a seconda delle gestioni di appartenenza. Saranno visualizzabili i contributi da lavoro, quelli figurativi e quelli da riscatto.

Cosa fare se non sono stati riconosciuti i contributi INPS

Il lavoratore che controllando l’estratto contributivo si accorge che mancano alcuni versamenti può effettuare alcune azioni di recupero delle somme a tutela dei propri diritti. Va detto che è importante la velocità di queste verifiche, perchè sono previsti i periodi di prescrizione.

Questo significa che una volta trascorsi cinque anni dall’omesso pagamento, l’iter di riscatto sarà più lungo e oneroso anche per il dipendente. L’azienda che non versa correttamente i contributi previdenziali va comunque incontro a sanzioni di tipo civile e penale. In caso ci si accorga delle mancanze quindi occorre fare subito la denuncia all’INPS, inviando i documenti richiesti ad esempio lettera di assunzione o buste paga. Dal momento della denuncia, la prescrizione passa immediatamente da 5 a 10 anni. In questo modo si avrà più tempo per completare l’iter di ricongiungimento dei contributi omessi.

Riscatto contributi non versati, come funziona e quanto costa

Quando ormai i termini di prescrizione sono scaduti, il lavoratore ha altre due possibilità di farsi riaccreditare i contributi. La prima è quella del riscatto a pagamento. Può essere richiesto anche dai pensionati e prevede, come il riscatto della laurea, un versamento che sarà calcolato da INPS per il riconoscimento degli anni mancanti.


Potrebbe interessarti: Licenziamento durante malattia, è possibile? Cosa succede se si supera il limite

Alternativa invece è tentare la citazione a giudizio nei confronti dell’azienda. In quest’ultimo caso l’ex dipendente può ottenere il risarcimento dei contributi e dei danni causati dalle omissioni. Tuttavia, va ricordato che l’iter giudiziario presenta tempi lunghi e costi anche molto elevati da affrontare.

Le foto presenti in questo articolo sono concesse in licenza a Giddy Up srl