Fondi pensione e previdenza integrativa sempre più importanti: cosa sono, come funzionano

-
25/10/2021

Fondi pensione e previdenza integrativa sempre più importanti: cosa sono, come funzionano

Le pensioni pubbliche sono oggetto di ampi dibattiti con cadenza ormai annuale, vista la necessità di garantire meccanismi di flessibilità in favore dei lavoratori che vivono situazioni di disagio in età avanzata. Purtroppo i lavoratori sono ormai consapevoli che andare in pensione diventa sempre più difficile. Di fatto, le regole che ci hanno accompagnato negli scorsi decenni non saranno più ripristinate.

La flessibilità previdenziale nel sistema pubblico è destinata a essere garantita con criteri sempre più difficili da raggiungere. Oltre a ciò, data la scarsità di risorse e le difficoltà insite nel bilancio pubblico, rientrare in una delle opzioni sperimentali che il legislatore approva di anno in anno non appare scontato. In questo contesto, l’importanza della previdenza integrativa risulta evidente.

I fondi pensione diventeranno sempre più importanti per fare fronte alle carenze della previdenza pubblica

Grazie alla Rita (rendita integrativa temporanea anticipata) la pensione privata può garantire già oggi l’uscita dal lavoro con un anticipo fino a 10 anni rispetto ai criteri della previdenza pubblica. Ma i vantaggi più ampi appaiono evidenti per i giovani. Questi hanno davanti a sé un lungo periodo di tempo da destinare all’accantonamento. Al contempo, vivranno tutti gli effetti peggiori del passaggio pieno al sistema contributivo puro.


Leggi anche: Fondo imprese in difficoltà: domande in riapertura

Con le regole che prenderanno forma nei prossimi decenni, coloro che iniziano a lavorare oggi si trovano davanti alla prospettiva di dover raggiungere i 75 anni di età per accedere alla pensione di vecchiaia. Oppure, in alternativa, di lavorare almeno 45 anni per poter beneficiare di un assegno anticipato. È chiaro che in questo contesto la possibilità di accedere a una pensione privata può risultare fondamentale in attesa di ricevere l’assegno erogato dall’Inps.

L’aspetto economico, le pensioni sempre più basse e il sostegno fornito dalle pensioni integrative

Un secondo aspetto che molti sottovalutano è che gli adeguamenti alla speranza di vita previsti con il sistema contributivo puro vanno a intaccare anche i tassi di conversione in rendita. Questi sono applicati al montante previdenziale applicati dall’Inps. Tradotto in linguaggio semplice, in futuro non solo si andrà in pensione sempre più tardi. Ma anche con assegni sempre più bassi rispetto a quanto si percepisce oggi a parità d’età.

Una pensione integrativa può quindi risultare fondamentale non solo per anticipare l’uscita dal lavoro, ad esempio tramite la Rita o altri meccanismi di prepensionamento similari. Ma anche per garantirsi un primo assegno pensionistico pari o comunque vicino all’ultimo stipendio. Così da non dover subire una importante perdita nel proprio tenore di vita una volta che si otterrà l’accesso alla pensione.

Il tasso di sostituzione della pensione nell’ultimo stipendio nel 2030

Il principio appena evidenziato prende il nome di tasso di sostituzione dell’ultimo stipendio. Indica la capacità della pensione pubblica di fornire un cedolino simile a quello che si può vantare durante la fase lavorativa. Secondo le ultime proiezioni, nel 2030 la pensione pubblica dei lavoratori dipendenti potrà garantire attorno al 60% dell’ultimo stipendio. Si crea quindi un gap molto consistente e che può avere profonde conseguenze.


Potrebbe interessarti: Imu seconda rata: scadenza del 16/12, esenzioni e riduzioni

Da un lato, diventa indispensabile poter contare su un assegno erogato dalla previdenza complementare per riuscire ad andare in pensione. Dall’altro lato, molti lavoratori che non saranno riusciti a costruire un’integrazione utile potrebbero risultare costretti a continuare nel proprio lavoro pur avendo ottenuto un assegno pensionistico.

I dati sono ancora più preoccupanti per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Le stime indicano che il primo assegno di pensione potrà garantire per questi lavoratori appena il 40% del proprio reddito. È chiaro che in questo caso la pensione complementare diventa non solo il principale assegno previdenziale, ma anche un passaggio fondamentale per poter smettere di lavorare.

Le pensioni integrative faticano a decollare: i dati in arrivo dalla Covip

Stante la situazione appena descritta, bisogna evidenziare che nonostante i vantaggi fiscali derivanti dalle deduzioni e la sempre maggiore consapevolezza degli italiani rispetto alle criticità del sistema pensionistico pubblico, la previdenza integrativa fatica ancora a decollare. A certificarlo sono i dati di partecipazione indicati dalla Covip. Il settore contempla ad oggi poco meno di 8,5 milioni di iscritti, ma il patrimonio medio accumulato corrisponde a 23400 euro.

Una cifra certamente esigua rispetto alla reale necessità di integrazione degli assegni, visto che attorno ai 67 anni è in grado di garantire una prestazione pensionistica complementare di circa 100 euro al mese. È chiaro che il settore necessita di una ulteriore spinta da parte del legislatore. Ma anche di una presa di consapevolezza dei lavoratori rispetto al ruolo che può giocare in futuro.