Lavoro dopo la pensione: quando non fa perdere il diritto?

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01/05/2020

Lavoro dopo la pensione: quando è consentito e quando, invece, è vietato. Vediamo cosa prevedono le diverse misure previdenziali.

Lavoro dopo la pensione: quando non fa perdere il diritto?

Dopo l’accesso alla pensione è possibile continuare a lavorare? Il lavoro dopo la pensione è consentito o rischia di far perdere il diritto al trattamento? Esistono delle pensioni in cui vi è un limite o un vincolo? Rispondiamo alla domanda di un nostro lettore che ci chiede: Buonasera sono in pensione da  gennaio 2019 con 42 anni contributi e 11 mesi. Ex ferroviere  ho 60 anni e un mio amico mi vuole a lavorare in serata posso farlo senza perdere diritti? grazie

Lavoro dopo la pensione

Il divieto di cumulo tra pensione e lavoro al momento permane solo per chi accede alla pensione con la quota 100 e per chi anticipa, in alcuni casi, il trattamento pensionistico contributivo.

La quota 100 prevede, infatti, il divieto di cumulo tra i redditi da quiescenza e quelli derivanti da attività lavorativa con l’unica eccezione per il lavoro autonomo occasionale fino ad un massimo di 5mila euro l’anno. In tutti gli altri casi, per chi accede alla pensione con la quota 100 è vietato cumulare i redditi fino al compimento dell’età per accedere alla pensione di vecchiaia (67 anni nel 2020).

Il divieto di cumulare lavoro con la pensione esiste anche per chi accede prima dei 63 anni alla pensione anticipata avendo l’assegno calcolato interamente con il sistema contributivo. In questo caso lavoro subordinato significa perdere il 100% della pensione (per lavoro autonomo si perde soltanto la metà del trattamento pensionistico).


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Tutte le altre misure pensionistiche, invece, permettono non solo il lavoro occasionale, autonomo e a chiamata ma anche il lavoro dipendente, ma solo dopo aver ricevuto il pagamento del primo rateo della pensione. Si ricorda, a tal proposito che per i lavoratori dipendenti è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro per aver diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico.

Nel suo caso, quindi, avendo scelto di accedere alla pensione con l’anticipata ordinaria (che richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno per le donne) il lavoro  è consentito senza il rischio di perdere in alcun modo diritto all’assegno mensile.