Pensione 2021: come ottenere l’uscita anticipata prima dei 67 anni

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22/02/2021

L’accesso ordinario alla pensione nel 2021 prevede il raggiungimento dei 67 anni. Ecco le regole di flessibilità sperimentali e strutturali per poter ottenere l’assegno previdenziale in anticipo prima della fine dell’anno.

Pensione 2021: come ottenere l’uscita anticipata prima dei 67 anni

La riforma delle pensioni è al centro del dibattito pubblico, ma un intervento correttivo sulle attuali regole di quiescenza dell’Inps potrà avere validità solo a partire dal 2022. Mentre si discute su quale modo intervenire nel comparto, molti lavoratori in età avanzata si domandano quali sono le effettive possibilità di accesso all’Inps nel corso del 2021. Per fare il punto della situazione al riguardo, è essenziale innanzitutto chiarire qual è l’età minima da maturare per ottenere la pensione ordinaria.

Il riferimento va alla cosiddetta pensione di vecchiaia. Quest’ultima richiede la maturazione di almeno 67 anni di età, con 20 anni minimi di contribuzione. Per chi desidera un’uscita anticipata, il primo riferimento possibile è quello previsto dalla legge Fornero. La normativa vincola la possibilità di ottenere la quiescenza pubblica indipendentemente dall’età a partire dai 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini. Per le donne il parametro è inferiore di un anno, attestandosi a 41 anni e 10 mesi di versamenti.


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Pensioni anticipate 2021: le opzioni sperimentali disponibili, dall’APE sociale alla quota 41

Per chi necessità di ottenere l’uscita anticipata dal lavoro esistono anche delle alternative di tipo sperimentale, legate alla maturazione di specifiche condizioni. L’APE sociale consente il pensionamento a partire dai 63 anni di età e con 30 – 36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione di disagio. Possono beneficiarne i disoccupati di lungo termine, coloro che certificano un’invalidità uguale o superiore al 74%, i caregivers e i lavoratori che hanno svolto le attività gravose e usuranti riconosciute dalla legge.

Le stesse quattro categorie di lavoratori appena menzionate possono usufruire anche della quota 41, che implica il pensionamento a partire dai 41 anni di contribuzione. In questo caso, servirà anche aver accumulato almeno un anno di versamenti Inps prima del 19mo anno di età.

Con l’opzione donna è inoltre possibile accedere all’Inps a partire dai 58 anni (59 anni per le autonome) con almeno 35 anni di versamenti. Bisognerà però accettare la penalizzazione del ricalcolo interamente contributivo, oltre a una finestra temporale di 12 mesi. L’attesa si estende a 18 mesi per le lavoratrici autonome.


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Le pensioni anticipate del settore privato: la RITA disponibile dai 57 anni in caso di disoccupazione

Chi vive particolari situazioni di disagio lavorativo può usufruire della rendita anticipata garantita dal fondo pensione. In questo caso è possibile ottenere un assegno a partire dai 57 anni di età purché sia presente la cessazione dell’attività lavorativa e uno stato di inoccupazione superiore a 24 mesi. Oltre a ciò, è necessario aver accumulato almeno 5 anni di anzianità presso la previdenza complementare.

In alternativa, si può accedere alla RITA con 5 anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia (ricordiamo il criterio fissato a 67 anni). Sarà necessario aver cessato l’attività lavorativa e maturato almeno 20 anni di versamenti pressi l’ente pubblico di previdenza o un altro regime obbligatorio (ad esempio una cassa professionale). Infine, serve anche in questo caso aver maturato almeno 5 anni di permanenza nel fondo pensione.

La pensione flessibile resta possibile anche con lo scivolo aziendale

Infine, un’ultima possibilità di accesso flessibile all’Inps è legata al cosiddetto contratto di espansione. Quest’ultimo è rivolto alle imprese in crisi che necessitano di effettuare modifiche all’organizzazione produttiva. L’agevolazione è disponibile per aziende di qualsiasi settore con almeno 250 dipendenti, ma il numero può essere raggiunto anche attraverso una rete di imprese.

Per poter beneficiare del contratto di espansione serve però un accordo tra le associazioni sindacali, l’azienda e l’Inps. La domanda va presentata al Ministero del Lavoro o agli uffici competenti per regione. L’eventuale via libera consente l’uscita anticipata volontaria con 5 anni di anticipo. Il lavoratore deve però aver maturato almeno 20 anni di versamenti presso l’Inps. Le aziende con almeno 500 dipendenti potranno fruire anche di due anni di Naspi e dell’accesso alla cassa integrazione al 30%.