Pensione anticipata donne 2023, bonus 4 mesi per ogni figlio: requisiti e anni

Autore:
Niccolò Mencucci
14/02/2023

Pensione anticipata donne 2023, bonus 4 mesi per ogni figlio: requisiti e anni

Da ora si potrà fare domanda per la nuova Pensione Anticipata donne 2023, ovvero l’uscita pensionistica prevista per le donne lavoratrici. Con la versione definitiva della Manovra di Bilancio 2023, ora tutte le donne con figli a carico potranno godere di uno “scivolo previdenziale” più soddisfacente.

Ovviamente ci sono dei requisiti d’accesso per questa opzione previdenziale, pertanto non tutte le lavoratrici potranno beneficiare di questa misura. Vediamo meglio come funziona, e in che cosa consiste il famigerato “bonus 4 mesi per ogni figlio“. E soprattutto se conviene a livello economico.

Pensione anticipata donne 2023, bonus 4 mesi per ogni figlio

In sede di Manovra di Bilancio 2023 il Governo ha voluto valutare la possibilità di ridurre l’età anagrafica di accesso per tutte le donne che rientravano nel 2022 in quella che viene comunemente chiamata “Opzione Donna“, l’uscita pensionistica d’elezione per le lavoratrici.

L’attuale disposizione ha portato al momento ad un aumento dell’età anagrafica d’uscita, passando dai 59 anni previsti nel 2022 ai 60 anni nel 2023. Ma solo per alcune lavoratrici, perché, in caso di madri con uno o più figli a carico, si potrà avere un ulteriore anticipo sul requisito anagrafico.


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In sede di Legge di Bilancio il Governo voleva puntare ad uno sconto di 1 anno per ogni figlio a carico, per un massimo di 2 figli, anche in caso di eccedenza. Pertanto, partendo da 60 anni, la richiedente con 2 figli a carico sarebbe potuta andare in pensione a 58 anni.

La mossa è stata accantonata per via della discriminazione nei confronti delle donne senza figli, e dei costi che avrebbe ingenerato un pre-pensionamento così esteso. La proposta è ora di garantire uno sconto, ma solo di 4 mesi per figlio, per un massimo di 3 figli (un anno di sconto).

Pensione anticipata donne 2023, i requisiti

Lo sconto del figlio non rientra tra i requisiti principali: è solo un’opzione facoltativa che permetterebbe alle donne di anticipare di massimo 1 anno l’uscita previdenziale.

I veri requisiti previsti per la pensione anticipata donne 2023 sono i seguenti:

  • raggiungimento di 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2022;
  • compimento entro il 31 dicembre 2022, di 60 anni di età.

Il problema dell’Opzione Donna 2023 è che la platea riguarderà per lo più chi si ritrova in queste categorie:

  • licenziate o dipendenti in aziende con tavolo di crisi aperto presso il Ministero,
  • con disabilità pari o oltre il 74%,
  • che assistono, da almeno 6 mesi, persone disabili conviventi con handicap.

Pensione anticipata donne 2023, gli anni previsti per l’accesso

Ufficialmente la pensione anticipata donne 2023 non prevede diversi limiti anagrafici se si appartiene alla categoria delle lavoratrici dipendenti o autonome: la Manovra ha disposto lo stesso limite, fissato a 60 anni d’età.

Diversamente, per chi è riuscita ad avere i requisiti previsti per Opzione Donna 2022, si sarebbe ritrovata con uno “scalone” vero e proprio, anche se di un solo anno:

  • se lavoratrice dipendente, sarebbe uscita con 58 anni d’età;
  • se lavoratrice autonoma, sarebbe uscita con 59 anni d’età.

Sarebbe rimasto invariato comunque la quota contributiva, di 35 anni, senza senza possibilità di cumulo e al netto dei periodi di disoccupazione, malattia e infortunio non integrati.


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Lo stesso vale anche per il “periodo di finestra“, ovvero il periodo tra la data di maturazione dell’ultimo requisito e sino alla decorrenza della pensione: è pari a 12 mesi per le dipendenti, mentre è di 18 mesi per le autonome.

Pensione anticipata donne 2023, quanto si perde

Oltre all’aspetto controverso dell’età anagrafica, praticamente alla stregua di quanto già previsto dalla Riforma Dini per chi è sotto regime contributivo puro, altro dilemma è l’assegno previsto con la pensione anticipata donne 2023.

L’assegno ricevuto tramite il pensionamento anticipato prevede una decurtazione che può andare da un semplice 10% ad un taglio pesante fino al 30%, tramite il ricalcolo interamente con sistema contributivo dell’assegno. Questo dipenderà anche dal montante contributivo e dal coefficiente di trasformazione applicato sul calcolo. A conti fatti, però, sarà sempre più alto di quanto previsto oggi con gli aumenti delle pensioni minime.

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