Pensione, con la RITA possibile beneficiare fino a 10 anni di anticipo

-
26/08/2021

La RITA permette di ottenere una pensione anticipata fino a 10 anni rispetto ai requisiti ordinari della legge Fornero. Si tratta di uno dei vantaggi della previdenza complementare, ma sul comparto in queste ore pesa l’ipotesi di riforma della tassazione.

Pensione, con la RITA possibile beneficiare fino a 10 anni di anticipo

I fondi pensione garantiscono un’opportunità concreta d’integrazione dell’assegno previdenziale per molti lavoratori. Ma con la RITA offrono anche la possibilità di ottenere fino a 10 anni di anticipo rispetto ai requisiti ordinari previsti dalla legge Fornero. Si tratta di un insieme di caratteristiche pensate per agevolare la partecipazione al sistema integrativo privato, anche considerando che il sistema contributivo puro è destinato a fornire assegni sempre più bassi e tempi di accesso all’Inps sempre più lunghi.

Un mix che potrebbe però essere messo in discussione da una recente ipotesi di riforma proposta presso le aule parlamentari. La richiesta di modifica prevista nel documento conclusivo d’indirizzo politico della legge delega sulla riforma fiscale punta infatti a intervenire sul trattamento di vantaggio garantito dalla tassazione separata.

Tutto ciò, con non pochi interrogativi sull’effettiva convenienza di proseguire nei versamenti per coloro che hanno scelto di aderire al comparto. Ma procediamo per ordine e vediamo innanzitutto quali sono i vantaggi attualmente garantiti dai fondi pensione.


Leggi anche: Reddito di cittadinanza e bonus Inps autoimpiego: i requisiti

Come funziona la fase di accumulo e di rendita con la previdenza integrativa in Italia

Dal punto di vista operativo, l’iscrizione a un fondo pensione è prevista sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi e liberi professionisti. Possono partecipare anche coloro che risultano senza reddito (anche se minorenni) e i percettori di redditi diversi da lavoro. I dipendenti possono inoltre scegliere di destinare il proprio TFR maturando, andando così a integrare ulteriormente il montante pensionistico.

Alla fine della fase di accumulo, quest’ultimo potrà essere ritirato in quota capitale e di rendita. Sono possibili anche anticipazioni e riscatti. Nel primo caso, si può prelevare fino al 75% per spese sanitarie connesse a gravi situazioni di salute. Dopo otto anni di partecipazione è possibile anche prelevare il 75% per spese di acquisto o ristrutturazione della prima casa, oppure il 30% senza giustificativi e per motivi personali.

I ricatti diventano possibili per il 50% dopo un anno dalla perdita del lavoro e del 100% dopo due anni dalla disoccupazione. Si ha sempre diritto al riscatto totale in caso d’invalidità totale e permanente, purché sia presente la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo. Resta poi aperta la possibilità di pensione anticipata con la Rita.


Potrebbe interessarti: Aire e cambio residenza: cos’è, requisiti iscrizione e cosa significa la sigla

Pensione, con la RITA è possibile anche ottenere un anticipo rispetto ai requisiti ordinari di accesso all’Inps

In questo contesto, si inserisce anche l’opzione della RITA, pensata per garantire una pensione anticipata in favore dei lavoratori che vivono situazioni di disagio in età avanzata. Per beneficiarne, è necessario essere iscritti a un fondo pensione da almeno cinque anni. Vi sono poi due diversi scenari. Nel primo caso, è necessaria la cessazione dell’attività lavorativa e la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia nei cinque anni successivi.

La rendita è quindi possibile a partire dai 62 anni di età. Serve inoltre aver maturato almeno 20 anni di versamenti nei regimi obbligatori di appartenenza. Un secondo caso permette di ottenere l’accesso alla rendita con 10 anni di anticipo, pertanto a partire dai 57 anni di età. Il secondo vincolo riguarda l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi.

L’allarme relativo alla fiscalità sui fondi pensione: come funziona ora e quali sono le ipotesi di riforma

Stante la situazione appena descritta, la proposta di riforma della fiscalità avanzata dalla 6sta commissione di Camera e Senato rischia d’intervenire sulla tassazione sostitutiva che ora caratterizza il comparto della previdenza complementare. L’attuale legislazione permette la deducibilità di quanto versato nella misura massima di 5164 euro l’anno. Ai rendimenti viene invece applicata una ritenuta di favore del 20%, rispetto al 26% di quella ordinaria.

Per i Titoli di Stato, l’aliquota scende al 12,5%. Infine, le prestazioni finali in forma di rendita e capitale sono soggette a una aliquota sostitutiva che varia dal 15% al 9%, in base agli effettivi anni di permanenza nel sistema complementare. La legge prevede uno sconto dello 0,3% l’anno dopo il 15mo anno di permanenza nel comparto. Con le ipotesi di riforma, si toglierebbe la tassazione in fase di accumulo, ripristinando però le prestazioni finali in base alle aliquote marginali (cioè al cumulo dei redditi).

Il rischio è di arrivare a pagare fino al 46%. Tutto ciò, con l’ulteriore limite dettato dalla presenza all’interno della nostra normativa fiscale di bonus, deduzioni e agevolazioni legate al reddito effettivo. Molti lavoratori potrebbero quindi essere penalizzati proprio dall’aver pensato per tempo a costruirsi una rendita integrativa. Questo perché il cumulo dei redditi potrebbe vanificare una larga parte dei vantaggi sia con l’applicazione dell’Irpef, sia con la perdita dei benefici previsti per la propria fascia di reddito.