Pensione INPS 2023: anticipata per chi fa lavori usuranti? Quali sono e quanti anni prima

Autore:
Niccolò Mencucci
28/03/2023

Pensione INPS 2023: anticipata per chi fa lavori usuranti? Quali sono e quanti anni prima

Ci sono casi in cui si può andare in pensione anticipata a seconda del lavoro che si è svolto. Addirittura ci sono delle categorie che possono beneficiare dell’uscita anticipata con l’APE Sociale, una delle opzioni previdenziali previste per alcune mansioni.

In genere questi lavori rientrano nella categoria delle mansioni usuranti, ovvero quelle che richiedono maggior impegno e dedizione rispetto ad altre. Vediamo bene quali sono, e quanti anni prima sono previsti.

Pensione anticipata per lavori usuranti nel 2023

In genere il lavoratore dovrebbe uscire non prima dei 67 anni d’età, al limite 71 anni se non si ha raggiunto i 20 anni di contributi versati. Ma ci sono alcuni lavoratori che possono andare in pensione prima di altri, se hanno condotto dei lavori particolarmente usuranti.

Sono categorie per cui lo Stato ha garantito l’anticipo pensionistico, e non sono nemmeno poche le mansioni.  Proprio in questi giorni l’INPS ha chiarito le indicazioni su scadenze e requisiti per chiedere di beneficiarne nel 2024, secondo quanto disposto dal decreto Salvi e dall’APE Sociale.

Da prendere in considerazione sarà anche la scadenza entro il quale presentare la domanda: un mese di ritardo significa andare in pensione più tardi.

Pensione anticipata, quali sono i lavori usuranti

Per la pensione anticipata sono previste due macrocategorie: quella dei lavori usuranti definiti dal decreto Salvi, e quella per l’accesso all’APE Sociale.

Nella prima categoria rientrano i lavoratori presso gallerie, cave, miniere, perché sono mansioni svolte in sotterraneo con carattere di prevalenza e continuità. Altrimenti lavori in cassoni ad aria compressa, oppure svolti dai palombari o col rischio di esporsi ad alte temperature (es. gli addetti alle fonderie di 2°^ fusione, non comandata a distanza, dei refrattaristi, degli addetti ad operazioni di colata manuale)


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E cosi anche quelli dell’industria del vetro cavo, o i lavori espletati in spazi ristretti, con carattere di prevalenza e continuità ed in particolare delle attività di costruzione, tra cui quelli di asportazione dell’amianto.

Attenzione nel caso di lavoratori che svolgono professioni su turni e la notte: uno dei criteri discriminanti è il numero di notti. Secondo le disposizioni per il 2023, se turni notturni si rischia un aumento dell’età pensionabile.

Nel caso dell’opzione APE Sociale, data l’enormità delle mansioni elencate, vi suggeriamo la lettura della lista ufficiale direttamente dal sito dell’INPS.

Pensione anticipata, quanti anni prima per i lavori usuranti

Come già previsto nell’APE Sociale, la pensione anticipata per i lavori usuranti richiede sempre 36 anni di contributi versati, anche se l’età anagrafica può ridursi notevolmente se proveniente da contratti full-time o con turni notturni.

Nel primo caso, si potrà beneficiare di un’uscita a 60 anni, altrimenti si andrà verso i 61-62 anni d’età, e sempre con la stessa quota contributiva richiesta. Si andrà a 61 anni se tale lavoro notturno riguardava un numero di notti da 72 a 77 per anno, altrimenti per lavori aventi un numero di notti da 64 a 71 per anno si andrà in pensione a 61 anni d’età.

Pensione anticipata con Ape Sociale

Per l’APE Sociale, coloro che hanno maturato i requisiti necessari, devono presentare la domanda entro l’1 maggio 2023. Questo vale anche per chi ha il cumulo della contribuzione versata in gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Se scatta il ritardo, ovvero la presentazione della domanda oltre i termini indicati, slitta anche l’inizio della pensione:

  • un mese per un ritardo pari o inferiore a un mese;
  • due mesi per un ritardo tra uno e tre mesi;
  • tre mesi per un ritardo superiore a tre mesi.

Per presentare la domanda bisogna accedere al portale INPS nella sezione “Pensioni anticipate”, accedendo con SPID, CIE, CNS. Per fare richiesta è poi necessario compilare il modulo AP45, anche se è possibile che l’INPS richieda poi ulteriori verifiche sulla possibilità di concedere il beneficio.

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