Pensioni 2022, la rivincita di quota 100: 40mila domande giacenti

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28/06/2022

Pensioni 2022, la rivincita di quota 100: 40mila domande giacenti

Pensioni 2022, i calcoli dei tecnici continuano a confermare l’interesse per la quota 100. Una misura scaduta lo scorso 31 dicembre. Ma che può ancora essere richiesta dai lavoratori che hanno maturato i requisiti in tempo utile, grazie al principio della cristallizzazione. Di fatto, si tratta di coloro che pur potendo ottenere il prepensionamento in passato non ne hanno fatto richiesta.

Questi soggetti possono esercitare anche negli anni successivi alla scadenza il proprio diritto alla quiescenza anticipata. Con evidenti riverberi sui conti della previdenza pubblica. Anche per questo l’Inps e l’Ufficio parlamentare di bilancio continuano a monitorare con attenzione l’andamento delle domande.

Pensioni anticipate: il flop della quota 102

D’altra parte, proprio negli scorsi giorni è stato evidenziato il flop della cosiddetta quota 102. Una misura ponte che doveva servire a garantire un passaggio equilibrato tra la fine della quota 100 e i requisiti ordinari previsti dalla legge Fornero. Nel primo semestre del 2022 sono state meno di 4mila le richieste di accesso alla pensione con questa formula.

Si tratta quindi di una platea estremamente ridotta, resa tale anche dai requisiti di accesso peggiorativi. L’età di uscita sale infatti a 64 anni dai precedenti 62 anni (della quota 100), mentre rimane invariato il criterio contributivo (fissato a 38 anni di versamenti).


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Se il trend dovesse essere confermato, le uscite effettive potrebbero essere meno della metà di quelle ipotizzate inizialmente dal governo, che per la quota 102 prevedeva circa 16800 pensionamenti nel corso del 2022.

Pensioni 2022: l’incertezza sulla nuova riforma spinge i lavoratori verso le formule più convenienti

Come valutare quindi il successo della quota 100 e la corsa dei lavoratori all’uscita dal lavoro? I criteri peggiorativi della quota 102 hanno sicuramente inciso, facendo propendere coloro che possono fruire della misura precedente verso il prepensionamento. Sulla questione pesa probabilmente anche il quadro d’incertezza dettato dallo stallo della nuova riforma.

L’atteso intervento di riordino da parte del governo è stato rimandato a data da destinarsi, mentre con la legge di bilancio 2023 potrebbe concretizzarsi un semplice ritocco. In dubbio vi sarebbe anche il rinnovo delle misure attualmente disponibili, mentre il confronto tra esecutivo e sindacati risulta sospeso.

È chiaro che in questa situazione, i lavoratori che possono usufruire delle opzioni più favorevoli ponderino con attenzione la possibilità di portare a casa un assegno anticipato.

Pensioni 2022: i numeri relativi ai quotisti per gli anni precedenti e futuri

Tenendo presente la fotografia scattata per il 2022, può essere utile fare un confronto relativo ai pensionamenti degli anni precedenti e alle stime di quelli futuri. In particolare, i lavoratori che hanno usufruito della quota 100 nel triennio di sperimentazione sono stati 380mila. Secondo le previsioni dell’Inps, entro il 2025 se ne dovrebbero aggiungere ulteriori 100mila, per un totale di circa 450mila pensionati.

I costi complessivi per l’operazione ammontano a circa 23,2 miliardi di euro, contro le stime di 33,5 miliardi effettivamente stanziati per l’operazione. Gli eventuali risparmi corrispondono quindi a 10 miliardi di euro. Soldi che in realtà sono stati già parzialmente dirottati su altri provvedimenti, tanto che ora restano disponibili poco meno di 6 miliardi di euro.

Tutto ciò, in virtù della sovrastima tecnica iniziale. Ma sul punto i tecnici che si occupano di valutare le opzioni sperimentali di pensionamento utilizzano abitualmente previsioni ampie, anche per non incorrere in problemi successivi.


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Il profilo dei lavoratori che hanno scelto la pensione anticipata tramite il sistema a quote

Dal punto di vista pratico, la platea dei lavoratori che hanno scelto di ottenere il prepensionamento tramite il sistema delle quote è variegata. La metà deriva dal settore privato, mentre il 30% dal settore pubblico. Gli autonomi rappresentano una porzione ridotta, essendo appena il 20% dei neo pensionati.

La parte restante rientra in altri profili. Si pensi ai disoccupati, ai sussidiati oppure a coloro che versavano contributi volontari ed erano in attesa di maturare i criteri ordinari di accesso alla pensione. In genere, l’età media corrisponde a 63 anni mentre l’anzianità contributiva è di poco inferiore a 40 anni.