Pensioni 2022, verso riforma dei coefficienti di trasformazione

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29/09/2021

Tra le proposte di riforma delle pensioni per il 2022 continua a tenere banco la questione dei coefficienti di trasformazione. Perché sono fondamentale e in che modo possono influenzare l’assegno previdenziale.

Pensioni 2022, verso riforma dei coefficienti di trasformazione

La riforma delle pensioni 2022 potrebbe passare anche per un ripensamento dei coefficienti di trasformazione. I sindacati chiedono da tempo d’intervenire sul punto, in modo da considerare le differenze che sussistono tra le diverse tipologie di lavoro. Si tratta ovviamente di un tema complesso. Molti lavoratori ignorano il principio di funzionamento di questo strumento di calcolo dell’assegno, legato anche al tema dell’aspettativa di vita.

Di fatto, nel sistema contributivo puro, anticipare l’uscita dal lavoro significa vedersi applicare al montante previdenziale accumulato un coefficiente più basso. Il procedimento si traduce quindi in una pensione più bassa, pertanto anche chi possiede i requisiti INPS utili per la pensione anticipata dovrà valutare l’effettiva convenienza dell’operazione.

Pensioni anticipate e coefficienti di trasformazione: il caso dell’opzione donna

È il caso, ad esempio, delle lavoratrici che scelgono di aderire all’opzione donna. Questa consente la pensione anticipata a partire dai 58 anni di età (59 anni per le autonome), con almeno 35 anni di versamenti. Ma il calcolo dell’assegno avviene tramite il sistema contributivo puro.


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Coloro che risultavano inserite nel sistema misto – retributivo si vedranno applicare semplicemente il coefficiente di riferimento per la propria età ai contributi versati. In molti casi, ne può risultare un taglio sull’assegno attorno al 20% – 30% rispetto al calcolo ordinario. Ecco quindi che si pone il tema della scelta, visto che la decisione di andare in pensione con un assegno più basso è irreversibile.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione e perché sono importanti per la pensione

A livello operativo, i coefficienti di trasformazione sono dei parametri che vengono applicati ai versamenti complessivi effettuati dal lavoratore ai fini previdenziali. Si tratta quindi di valori che risultano tanto più alti al crescere dell’età e viceversa. Il principio è di dividere il denaro versato nelle casse dell’Inps per gli anni di aspettativa di vita.

Con questo sistema, detto contributivo, si ottiene maggiore giustizia generazionale perché al lavoratore viene semplicemente restituito quanto accumulato durante la fase attiva. Il meccanismo di calcolo ingloba tutti coloro che hanno iniziato a versare a partire dal 1° gennaio 1996. D’altra parte, la maggiore equità comporta la necessità di prevedere ulteriori misure di welfare in favore di coloro che riceveranno un assegno troppo basso per garantirsi un tenore di vita adeguato.

Le tutele di legge attualmente previste per le pensioni contributive

Come detto, la pensione erogata tramite il sistema contributivo puro non beneficia delle normali tutele previste con il retributivo. Non esiste, ad esempio, l’adeguamento alla minima. Il legislatore ha previsto alcune particolari garanzie, che attualmente risultano però troppo limitate rispetto alle reali necessità. Ad esempio, le pensioni erogate in favore di coloro che hanno meno di 57 anni di età vedono comunque applicare il coefficiente previsto per i 57 anni.


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È il caso degli assegni d’invalidità, inabilità e ai superstiti. Inoltre sono previsti dei coefficienti di trasformazione maggiorati per i non vedenti, per le lavoratrici madri con pensioni contributive e per il personale del settore aereo. Decisamente troppo poco per una platea che con il progressivo passaggio al sistema contributivo per tutti si allarga ogni anno.

L’adeguamento all’aspettativa di vita e la riforma 2022 delle pensioni

In questo contesto è opportuno specificare un ulteriore dettaglio. I coefficienti di trasformazione in rendita per il calcolo della pensione cambiano in base all’età, ma anche all’aspettativa di vita.

La legge Fornero ha infatti previsto che i coefficienti siano revisionati in automatico. L’adeguamento avviene ogni due anni a partire dal 2019 (in precedenza avveniva ogni tre anni). Al crescere dell’aspettativa di vita diminuisce l’importo dell’assegno erogato dall’Inps. Questo perché la pensione sarà potenzialmente percepita per un lasso di tempo più lungo.

Sull’interezza di questo sistema restano comunque profonde riflessioni da fare. Il calcolo contributivo puro assicura la sostenibilità di lungo termine del comparto previdenziale. Ma allo stesso tempo evidenzia grosse incongruenze rispetto alla tutela sociale dei lavoratori durante la vecchiaia. Sul punto si è in attesa di vedere quale sarà la proposta d’intervento del legislatore all’interno della legge di bilancio 2022.

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