Pensioni 2023, i requisiti: resta la legge Fornero

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27/12/2022

Pensioni 2023, i requisiti: resta la legge Fornero

Pensioni 2023, le nuove regole di accesso all’Inps consentiranno delle deroghe alla legge Fornero, in parziale continuazione con quanto avveniva nel 2022. Ma l’architettura del sistema previdenziale, di fatto, resta improntata a quanto deciso nell’ormai lontano 2011 dal governo Monti. D’altra parte, una riforma più ampia del sistema difficilmente poteva essere attuata in pochi mesi.

Resta il fatto che i provvedimenti di flessibilità decisi dall’attuale governo sembrano aver puntato al ribasso rispetto alle aspettative iniziali dei lavoratori. Le stime tecniche indicano per il prossimo anno circa 64mila uscite anticipate tramite il nuovo sistema a quote, l’Ape sociale e l’Opzione donna. Una cifra che secondo i sindacati risulta sovrastimata di circa due terzi rispetto alle possibilità effettive.

Riforma pensioni 2023: come si accede all’Inps nel nuovo anno

Per capire meglio la situazione bisogna necessariamente evidenziare cosa implicano le regole ordinarie di accesso all’Inps. Nel corso del 2023, si continuerà ad accedere alla pensione di vecchiaia a partire dai 67 anni di età e con almeno 20 anni di contribuzione. Lo schema di riferimento è confermato sia per il sistema misto, sia per quello contributivo.

Resta identico anche il vincolo dell’anzianità contributiva per coloro che desiderano accedere alla pensione anticipata ordinaria. Gli uomini dovranno accumulare almeno 42 anni e 10 mesi di lavoro. Le donne si fermano invece a un anno in meno, ovvero a 41 anni e 10 mesi di versamenti.


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Pensioni 2023: la nuova quota 103 introdotta dal governo Meloni

Il nuovo governo Meloni ha deciso l’introduzione di un nuovo sistema a quote e la conferma di Ape sociale e Opzione donna. Nel primo caso parliamo della nuova quota 103, che implica la maturazione di almeno 41 anni di versamenti, purché si siano raggiunti i 62 anni di età. I requisiti devono essere maturati entro il prossimo 31 dicembre 2023.

Qualora venga confermata questa condizione, si ottiene la cristallizzazione del diritto alla quiescenza. Questo significa che i lavoratori che matureranno i requisiti in tempo utile potranno decidere anche in un secondo momento di accedere alla pensione anticipata. I fruitori della misura dovranno però accettare un limite massimo all’assegno erogato dall’Inps.

Questo non potrà superare di cinque volte la minima, per una pensione non superiore a 2819 euro lordi al mese. La penalizzazione varrà fino alla maturazione dell’uscita ordinaria secondo l’assegno di vecchiaia, ovvero al raggiungimento dei 67 anni di età.

L’avvio del nuovo bonus Maroni in versione leggera

Contestualmente il governo ha pensato di disincentivare le uscite dal lavoro garantendo una nuova versione del Bonus Maroni. In questo caso, il lavoratore con i requisiti della quota 103 potrà scegliere di non andare in pensione percependo una busta paga più elevata del 9,19%. Il netto corrisponde a circa l’8% in più e fa riferimento ai contributi a suo carico che il datore di lavoro versa all’Inps.

Il meccanismo garantisce quindi uno stipendio più alto, a patto di accettare una pensione più bassa in futuro. Si tratta di una conseguenza inevitabile se si considera che i mancati versamenti non andranno ad incrementare la posizione contributiva del lavoratore.

La nuova opzione donna 2023: cosa cambia per il meccanismo contributivo

Purtroppo la proroga dell’opzione donna ha visto implementare dal governo nuovi vincoli restrittivi. Il meccanismo di flessibilità nel 2023 vede crescere il parametro anagrafico a 60 anni, dai precedenti 58 anni (59 anni per le autonome). Le donne con figli potranno avere fino a 2 anni di sconto sull’età (un anno per ogni figlio).


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Restano i 35 anni di versamenti, considerati come indispensabili per usufruire del prepensionamento. In aggiunta, per poter beneficiare dell’opzione donna sarà essenziale rientrare nei casi di disagio previsti dalla nuova legge. Ovvero risultare caregiver da almeno 6 mesi, disabili al 74% oppure disoccupate (o dipendenti di aziende in crisi).

L’assegno sarà comunque ricalcolato secondo il sistema contributivo puro, con tagli potenziali fino al 30% dell’importo. Mentre sono confermate anche le finestre di accesso a 12 mesi per le dipendenti e a 18 mesi per le autonome.

Pensione anticipata tramite Ape sociale 2023

Per i lavoratori che vivono situazioni di difficoltà in età avanzata nel 2023 continua a restare in essere la pensione anticipata tramite Ape sociale. In questo caso, non vi sono modifiche all’impianto di regole che determina l’accesso alla misura. Si potrà quindi ottenere la tutela Inps a partire dai 63 anni di età e con almeno 30 – 36 anni di versamenti.

Il tutto rientrando all’interno di uno dei quattro casi previsti dalla legge, che sono rispettivamente:

  • disoccupazione;
  • caregiver;
  • invalidità;
  • lavori gravosi oppure usuranti riconosciuti dalla legge.

L’Ape sociale non garantisce una pensione vera e propria, ma un reddito ponte che accompagna il lavoratore fino alla maturazione dei requisiti ordinari di accesso alla pensione Inps.