Pensioni 2023: incentivo del 10% per chi rinvia

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14/11/2022

Pensioni 2023: incentivo del 10% per chi rinvia

Pensioni 2023, si prospetta la possibilità di un incentivo del 10% per coloro che rinviano l’uscita dal lavoro. Ma non si tratterà di un’opzione disponibile per tutti. L’obiettivo è infatti di garantire l’equilibrio del sistema previdenziale pubblico in Italia. Una prospettiva più facile a dirsi che a farsi, visto che nei prossimi anni lo sviluppo demografico appare sfavorevole.

D’altra parte, non si tratta solo di garantire il diritto al pensionamento dei lavoratori in età avanzata. Da tenere in considerazione c’è anche il lato delle imprese. Molte di queste potrebbero faticare a trovare lavoratori specializzati con la prossima tornata di quiescenze. Una difficoltà che è evidente già oggi, quando si tratta di reperire personale ben formato e competente.

Riforma pensioni 2023: allo studio un sistema di incentivo che agisca in parallelo alla flessibilità

Da questa premessa parte il piano di riforma del settore previdenziale per il nuovo anno. Un insieme di regole che dovrebbe prevedere non solo la continuità della flessibilità in uscita dal lavoro. Ma anche un’opzione pensata per garantire che il sistema lavoro possa continuare a funzionare con efficienza. Tutto ciò, a costo zero per lo Stato e per le stesse imprese.

Si tratta ovviamente di trovare la quadra tra diverse esigenze, in un conteso per nulla semplice. L’idea consiste nell’agire sulle buste paga dei lavoratori, garantendo degli sgravi in favore di coloro che rinunceranno ad accedere immediatamente alle tutele previdenziali Inps, una volta maturata l’età di pensionamento.


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Pensioni 2023: le ipotesi sul mix di incentivi e flessibilità

Le ipotesi tecniche per la riforma del settore previdenziale all’interno della legge di bilancio 2023 si stanno quindi dirigendo verso alcune misure precise e ben delineate. Da un lato c’è il tema della flessibilità, che verrà affrontato con la probabile proroga di ape sociale e opzione donna. Più dubbio il futuro della quota 102, sebbene si parli di una possibile quota 41 con possibilità di uscita da almeno 62 o 63 anni di età.

Dall’altro lato si cercherà di mantenere sul lavoro il personale specializzato offrendo un incentivo del 10% di aumento netto dello stipendio. Questo consentendo ai lavoratori che raggiungono i requisiti ordinari di accesso alla pensione lo stop ai versamenti contributivi.

I risvolti tecnici dell’incentivo a rimandare la pensione

Come anticipato, l’idea per garantire alle aziende la presenza di personale specializzato consiste nell’incentivo a ritardare l’accesso alla pensione. Ma come potrebbe avvenire questo passaggio a livello tecnico? Dal punto di vista contabile, i lavoratori potrebbero godere di un aumento della propria mensilità. In aggiunta, facendo slittare il pensionamento, i coefficienti di conversione in rendita del sistema contributivo risulteranno migliori. Questo significa che a parità di contributi versati, crescerà anche l’assegno per i lavoratori che posticiperanno l’uscita.

Anche l’azienda otterrebbe dei vantaggi economici, oltre a quelli relativi al contesto delle risorse umane. Infatti, la decontribuzione si traduce in un calo del costo lordo del lavoro. Ovviamente, per rendere sostenibile la misura dal punto di vista della spesa pubblica, occorre attivare l’incentivo alla permanenza solo in quei settori dove è effettivamente prevista una lacuna di personale specializzato.

Il quadro della situazione e il cantiere sulle pensioni 2023

A definire il punto di partenza della discussione sul cantiere previdenziale sono quindi i numeri indicati di recente all’interno della Nadef. Il costo delle pensioni in Italia cresce di 58 miliardi di euro entro il 2025. Con un aumento percentuale che sfiora il 20%. A livello pratico, si tratterà di spendere un punto percentuale in più di Pil.

Ulteriori squilibri vi sono nel rapporto tra contributi versati e pensioni erogate. Così come nel rapporto tra l’aumento del costo delle pensioni e la crescita delle entrate tributarie. Questi dati spiegano perché il governo punta ad ampliare la flessibilità conservando i benefici del sistema contributivo puro.


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Le soluzioni per evitare lo scalone della legge Fornero, con il termine della quota 102 e delle altre opzioni di flessibilità, dovranno necessariamente restare all’interno di parametri stretti dal punto di vista della spesa pubblica.