Pensioni 2023: serve una soluzione prima dei 67 anni

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24/10/2022

Pensioni 2023: serve una soluzione prima dei 67 anni

Il governo Meloni prende il via con numerosi dossier sul tavolo, ma tra quelli più caldi c’è certamente il capitolo delle pensioni 2023. Sul comparto previdenziale convergono infatti i problemi del mondo del lavoro, della crisi economica e della legge Fornero. Non è un caso se le pensioni abbiano avuto un ruolo chiave all’interno della campagna elettorale dei partiti.

Il governo dovrà trovare quindi la quadra tra le diverse ipotesi avanzate nelle scorse settimane dalle forze di maggioranza. Ma dovrà anche mantenere in ordine i conti pubblici e rispondere alle richieste di sostegno dei lavoratori che vivono situazioni di disagio.

In tal senso, Marina Calderone, titolare del Ministero del Lavoro, ha spiegato di non volersi sottrarre ai temi​​. “Li affronteremo anche ascoltando le parti sociali e tutti i soggetti portatori di contributi importanti. Poi nei prossimi tempi lasciateci fare tutti i necessari passaggi”.

Pensioni 2023: il Ministero del Lavoro ancora al vaglio delle possibilità

Un punto appare certo. Sulle pensioni 2023 resta ancora tutto da decidere. Perlomeno rispetto alle numerose notizie circolate recentemente e alle varie opzioni di uscita flessibile che potrebbero entrare nella futura legge di bilancio. Tra le diverse ipotesi in via di attuazione vi sarebbe la proroga di ape social e opzione donna. Insieme all’estensione di quest’ultima agli uomini.


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Un’ipotesi che implicherebbe il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Con una penalizzazione che rischia di tagliare fino al 30% della pensione. D’altra parte, l’uscita dal lavoro si abbatterebbe dai 67 anni della pensione di vecchiaia ai 58 anni (59 anni per gli autonomi) della nuova ipotesi.

L’opzione della quota 41 per le pensioni 2023: si discute sul vincolo di età

Anche la quota 41 ha rappresentato uno dei richiami forti utilizzati durante la campagna elettorale. È in particolare la Lega ad aver fatto riferimento alla questione irrisolta dei lavoratori precoci. I tecnici hanno allo studio diverse ipotesi per realizzarla, ma quella più percorribile pone comunque in essere dei limiti anagrafici.

Si parla infatti di garantire il via libera con almeno 61 o 62 anni, formando di fatto una nuova quota. Il passaggio sarebbe indispensabile, visto che garantirebbe l’uscita dal lavoro a tutti dopo 41 anni di versamenti. Con un costo di 5 miliardi di euro l’anno. Decisamente troppo per i conti previdenziali. I quali vivono momenti di difficoltà anche per le prossime rivalutazioni dovute all’inflazione.

Il pressing dei sindacati sulla riforma del settore previdenziale: serve una soluzione prima dei 67 anni

In questo contesto, i sindacati proseguono il pressing con richieste precise, a partire dal rinnovo dell’ape sociale e dell’opzione donna. Secondo il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, è indispensabile trovare subito “un accordo sulle pensioni” così da “scongiurare lo scalone della legge Fornero”.

Nel caso in cui non si concretizzassero nuovi interventi, a partire dal prossimo 1° gennaio 2023 arriverebbe lo scalone dettato dalla legge Fornero. Di fatto, per molti lavoratori l’unica possibilità d’ingresso nell’Inps passerebbe per la maturazione di almeno 67 anni di età.

In alternativa, la pensione anticipata prevista in via ordinaria all’interno del nostro ordinamento richiede il raggiungimento di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

Per le nuove pensioni 2023 stringono i tempi: restano due mesi per la manovra

Sullo sfondo resta la ristrettezza dei tempi per l’approvazione della nuova manovra. Sarà infatti all’interno della legge di bilancio 2023 che si giocherà il prossimo intervento di riforma del settore. L’impianto normativo dovrà essere approvato entro e non oltre il 31 dicembre 2022.


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È chiaro quindi che il tempo per la presentazione delle ipotesi in bozza e per il loro affinamento è ridotto. Non vi è possibilità di perdere ulteriori settimane in ipotesi tecniche. La proposta del riordino del settore pensionistico da parte del nuovo governo dovrà arrivare a stretto giro.