Pensioni anticipate 2023: incertezza sulla riforma flessibile

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08/03/2022

Pensioni anticipate 2023: incertezza sulla riforma flessibile

Pensioni anticipate 2023, prosegue la situazione di stallo dopo l’ultimo vertice tra governo e sindacati avvenuto all’inizio dell’anno. Sul piatto c’è la riforma del sistema, che prende forma a partire dalla necessità di uniformare le regole di accesso all’Inps. E di offrire un’opzione consolidata di flessibilità ai lavoratori. Il ripensamento del sistema previdenziale era considerato come uno degli elementi chiave dell’azione avviata dall’esecutivo.

Nella realtà, il tavolo negoziale sembra ancora una volta arenarsi davanti agli eventi. Prima la pandemia, che ha rimescolato le carte della sostenibilità rispetto al welfare e ai conti pubblici. Ora la guerra e la crisi internazionale, che porta il governo a concentrarsi sulle conseguenze economiche delle notizie di questi giorni e sui rincari legati al settore energetico. Uno scenario che potrebbe far congelare tani buoni propositi emersi nelle scorse settimane.

Pensioni anticipate 2023: il punto di partenza e l’ipotesi della proroga di quota 102

In questo scenario, il quadro della situazione per l’anno corrente resta invariato. E anzi, qualora non fosse trovato un accordo in tempo utile, la nuova quota 102 potrebbe trovare un ulteriore rinnovo. Una supposizione certamente prematura, ma che comincia a essere ventilata in diversi ambienti. E sulla questione emerge il caso delle diverse opzioni in corso di scadenza nell’anno attuale e dedicate ai lavoratori che vivono condizioni di disagio.


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Ma la riforma è indispensabile anche per introdurre elementi di tutela e correttezza all’interno del sistema previdenziale in favore dei giovani. Così come per il rilancio della previdenza complementare, che appare come un elemento fondamentale per evitare o almeno calmierare gli effetti a lungo termine del sistema contributivo puro.

Cosa prevedevano gli ultimi confronti sulla riforma delle pensioni

Dal punto di vista pratico, gli ultimi tavoli sulla riforma del settore previdenziale hanno visto porre le basi per un avvicinamento delle posizioni tra sindacati e governo. I primi chiedevano un’uscita generale per tutti i lavoratori a partire dai 62 anni di età e 20 anni di versamenti. Contestualmente all’estensione della quota 41 per tutti i lavoratori. Oltre a nuove tutele per i giovani e per le donne.

Il governo si era invece detto pronto a un ripensamento del sistema a partire dai 64 anni di età, purché venga garantita la tenuta dei conti e l’applicazione del calcolo contributivo dell’assegno. Oltre all’avvio di ulteriori misure di tutele per le donne, i giovani e per il rilancio della previdenza complementare. Su queste questioni doveva avere luogo a febbraio un secondo incontro tecnico, che finora è stato di volta in volta rinviato. E che non è ancora chiaro se potrà avvenire nel breve termine, visto lo scoppio della guerra in Ucraina.


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Pensioni anticipate 2023: cosa succederà a opzione donna e ape sociale

Sullo sfondo resta però l’interrogativo sul rinnovo dell’opzione donna e dell’ape sociale. Misure considerate come fondamentali dai potenziali destinatari. Anche perché in grado di sopperire alle situazioni di disagio che si creano nel mercato del lavoro in età avanzata. Il mancato avvio di un pacchetto di riforme rischierebbe di lasciare un vuoto anche rispetto a queste specifiche evenienze.

Con la necessità di discutere una ulteriore proroga alla fine dell’anno, durante l’approvazione della legge di bilancio. Si tratterebbe di un ennesimo rinvio, che non sarebbe certamente ben accolto dai lavoratori che chiedono regole chiare e certe per il futuro. Ma come visto, l’incertezza regna anche sull’ipotesi di riforma avanzata dal governo per l’introduzione di una nuova opzione di uscita.

Si tratta dell’accesso anticipato alla pensione a partire da 64 anni di età e 20 anni di contribuzione. Con una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo, ma solo  in relazione alla parte retributiva. Quindi con uno sconto effettivo di tre anni rispetto alla soglia dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni. E destinata a coloro che non riescono a raggiungere prima i requisiti ordinari di accesso alla pensione anticipata, fissati attualmente a 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).