Pensioni anticipate a 62 anni: anche le aziende premono per il turn over

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23/04/2021

Sulle pensioni anticipate emerge con sempre maggiore forza l’esigenza di dare il via libera alla staffetta generazionale. Oltre ai lavoratori in età avanzata, ora anche le aziende spingono per poter favorire i pensionamenti flessibili. Il nodo del contratto di espansione al centro della discussione politica.

Pensioni anticipate a 62 anni: anche le aziende premono per il turn over

Le pensioni anticipate tornano sotto i riflettori per via della staffetta generazionale. La discussione sulla necessità di riformare la legge Fornero e di rendere maggiormente flessibile il sistema previdenziale prosegue ormai da anni. Finora i decisori pubblici hanno affrontato il problema solo con provvedimenti estemporanei. Ma con la grave crisi dettata dalla diffusione del coronavirus, la ricerca di una soluzione appare sempre meno procrastinabile.

Prova ne è che la fine del 2021 agirà come l’ennesimo spartiacque tra coloro che rientrano in un’opzione agevolata (la quota 100) e chi invece rischia invece di dover lavorare fino a 5 anni in più per maturare un assegno pensionistico. Sul punto negli ultimi mesi si è fatta sentire con forza crescente anche la voce delle aziende, oltre a quella dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

Ad esprimere la necessità di ripensare il sistema è stato tre giorni fa lo stesso presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Durante un incontro con il premier Mario Draghi, ha chiesto di rendere maggiormente efficace il contratto di espansione. Ad esempio riducendo la soglia minima dei dipendenti assunti e rimuovendo i vincoli amministrativi – contrattuali che al momento ne limitano l’impiego.


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Riforma pensioni 2021-22: cosa chiedono i datori di lavoro sulla flessibilità in uscita

Proprio il ricambio generazionale sarebbe al centro delle richieste dei datori di lavoro. Al momento i limiti posti all’impiego del contratto di espansione frenano il ricorso su larga scala della misura di flessibilità previdenziale. Le aziende chiedono quindi di consentire maggiore facilità di prepensionamento per i lavoratori in età avanzata.

Contestualmente, premono per poter effettuare assunzioni agevolate e con costi ridotti. In questo modo, si potrebbero ottenere molteplici vantaggi. Da un lato garantire il pensionamento  ai lavoratori in età avanzata. Dall’altro agire sulla disoccupazione giovanile. Infine, si fornirebbe un aiuto complessivo importante al mercato del lavoro durante una fase difficile della nostra economia come quella attuale, caratterizzata dalla crisi pandemica.

Pensioni anticipate: i sindacati chiedono di garantire una possibilità di pensionamento dai 62 anni di età

A chiedere misure di flessibilità nell’uscita dal lavoro sono anche i sindacati. Da tempo premono per una riforma attraverso la piattaforma sindacale (formata da Cgil, Cisl e Uil). Durante un recente incontro con il ministro del lavoro Andrea Orlando si è tornati a parlare di flessibilità in uscita dal lavoro. Tra gli strumenti citati dalle parti sociali c’è proprio il contratto di espansione.


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Il meccanismo di accesso anticipato all’Inps deve essere reso più flessibile, ma anche più inclusivo. Ad esempio allargandone la possibilità di utilizzo alle piccole imprese. Al momento lo strumento è stato invece appannaggio solo delle aziende più grandi. Multinazionali come Tim o Eni hanno fatto ricorso al sistema di prepensionamento su base volontaria, garantendo ai propri dipendenti la possibilità di guadagnare fino a 5 anni di anticipo rispetto ai criteri ordinari.

L’anticipo quinquennale non risulta valido solo rispetto alla pensione di anzianità, che fissa il parametro anagrafico a 67 anni. Anche chi deve maturare la pensione anticipata della legge Fornero può ricorrere allo strumento. In questo caso, il vincolo naturale è posto a 42 anni e 10 mesi per gli uomini (un anno in meno per le donne). Tenendo presenti questi dati, appare chiaro che 5 anni di sconto possono avere un risvolto importante per i singoli lavoratori.

Come funziona il contratto di espansione e perché si chiede di abbassare la soglia di ingresso

Formalmente, il contratto di espansione promette importanti tutele al pensionando. Tutto ciò agevolando anche le assunzioni dei giovani. I lavoratori che accettano lo scivolo si vedono garantire la Naspi, mentre il costo dell’operazione è coperto dall’azienda. Quest’ultima è tenuta a consolidare l’operazione attraverso una fideiussione bancaria intestata all’ente pubblico di previdenza.

Il problema principale rispetto ad un impiego esteso resta la soglia di accesso prevista nella cornice normativa. Lo strumento è infatti destinato alle aziende con almeno 250 dipendenti. Confindustria chiede di abbassare la soglia a 50 dipendenti, riducendola quindi ad un quinto. Conti alla mano, questo permetterebbe di ampliare il bacino delle aziende che potrebbero accedere alla misura dalle attuali 4mila a circa 25mila.

D’altra parte, una platea maggiore implicherebbe anche costi più elevati per le casse pubbliche. Fondi che attualmente non sono ancora stati stanziati e che si scontrerebbero con le esigenze di tenuta dei conti e con le difficoltà derivanti dalla crisi pandemica. Resta comunque implicito che una decisione andrà presa, visto che il contratto di espansione è disponibile in misura sperimentale (come la quota 100) fino al prossimo 31 dicembre.