Pensioni anticipate ancora in attesa: verso l’estensione dell’APE sociale

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31/08/2021

Le pensioni anticipate tramite APE sociale vedono la fine della sperimentazione al prossimo 31 dicembre 2021. Ma il governo punta a estendere il meccanismo per garantire flessibilità dopo la quota 100. E così, il meccanismo potrebbe diventare strutturale.

Pensioni anticipate ancora in attesa: verso l’estensione dell’APE sociale

Le pensioni anticipate saranno uno dei temi politici più caldi per la discussione politica di settembre. Alla ripresa dei lavori si dovrà delineare la prossima manovra. E su quest’ultima pesa la fine della quota 100, posto che ormai appare certo il mancato rinnovo dell’opzione. In questo scenario, un ruolo chiave potrebbe giocarlo l’APE sociale, anch’essa sperimentale e in fase di scadenza al prossimo 31 dicembre 2021.

Al contrario di quanto avviene per la quota 100, su quest’ultima il consenso politico e sindacale per un possibile rinnovo appare unanime. E anzi, lo strumento di tutela potrebbe diventare strutturale a partire dal 2022. Ovviamente, si tratterebbe di una opzione in più per quei lavoratori che vivono situazioni di disagio in età avanzata e non per tutti coloro che desiderano ottenere uno sconto sui criteri ordinari di quiescenza.

Pensioni anticipate, verso conferma dell’APE sociale come strumento cardine della flessibilità

Come detto, l’APE sociale potrebbe diventare uno strumento ordinario di pensionamento anticipato in affiancamento al prepensionamento già disponibile con la legge Fornero. Quest’ultima prevede per tutti la pensione anticipata a partire da 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne). Con l’APE sociale, è possibile uscire a partire dai 63 anni di età e con almeno 30 o 36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione vissuta dal lavoratore.


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Al momento rientrano nella tutela i disoccupati di lungo termine che hanno esaurito la Naspi, i caregiver, gli invalidi con un riconoscimento pari o superiore al 74% e coloro che svolgono le attività gravose e usuranti previste dalla legge. Nei primi 3 casi sono necessari 30 anni di contribuzione, che salgono a 36 per l’ultimo gruppo di lavoratori. L’APE garantisce un’indennità a carico dello Stato, che l’Inps eroga fino alla maturazione dei criteri ordinari di uscita dal lavoro.

Quando fu istituita, era disponibile anche una versione volontaria e a carico del lavoratore. Il governo sta valutando una possibile riapertura dei termini anche per questo meccanismo di scivolo, posto che i requisiti  di accesso alle pensioni anticipate risultavano meno rigidi. I vincoli prevedevano infatti la maturazione di almeno 63 anni di età e di 20 anni di contributi. Ma l’importo della pensione doveva risultare non inferiore a 1,4 volte la minima Inps, al netto della rata di rimborso del prestito connesso al prepensionamento.


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La questione della scadenza al 31 dicembre 2021 e la possibile proroga nel 2022

Di fatto, l’accesso all’APE sociale attualmente risulta garantita per tutti coloro che maturano i requisiti appena indicati entro il prossimo 31 dicembre 2021. Per sapere cosa accadrà dal prossimo anno, bisognerà attendere la nuova legge di bilancio. Una proroga e stabilizzazione è però molto probabile, anche visto il consenso unanime attorno all’opzione di prepensionamento.

Maggiore incertezza invece riguarda i possibili criteri di accesso alla misura. L’intento già espresso da parte dell’esecutivo è per una valutazione di consolidamento dell’opzione all’interno del nostro sistema previdenziale. Ma sui criteri non vi sarebbero maggiori certezze. I sindacati chiedono da tempo di estendere l’opzione ai tanti lavoratori che vivono situazioni di disagio e che al momento risultano esclusi.

Si pensi, a titolo di esempio, a coloro che sono maggiormente esposti al rischio sanitario dettato dalla pandemia e che attualmente non rientrano tra i profili di tutela della legge. Se le maglie dei criteri di accesso si allargassero, l’APE sociale potrebbe quindi contemplare una platea più ampia di lavoratori. Sia per la sua stabilizzazione, sia per la maggiore semplicità di maturazione dei requisiti.

Come funziona l’APE sociale: doppia domanda e indennità massima di 1500 euro

Dal punto di vista pratico, i lavoratori che desiderano accedere all’APE sociale dovranno inviare all’Inps una doppia domanda. La prima è finalizzata al riconoscimento del possesso dei requisiti di legge. Una volta ottenuto il prima via libero dall’Inps, è possibile procedere con la domanda di accesso vera e propria. L’attuale finestra temporale per l’invio delle pratiche è anche l’ultima e scade il prossimo 30 novembre 2021.

Dopo il via libera alla seconda domanda, l’Inps eroga una indennità d’importo uguale alla rata mensile calcolata al momento dell’accesso alle pensioni anticipate od ordinarie della legge Fornero. L’assegno mensile proseguirà fino all’effettiva maturazione della pensione, ma non potrà superare l’importo massimo di 1500 euro.

L’APE risulta infine compatibile con l’assegno sociale e con lo svolgimento di ulteriori attività lavorative, ma solo con specifici limiti di reddito. Quest’ultimi non devono superare le 4800 euro come lavoratore autonomo e le 8mila euro annue come dipendente o parasubordinato.