Pensioni anticipate dai 62 anni: le novità sulla ipotesi contributiva e lo stop dei sindacati

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07/05/2021

Sulle pensioni flessibili dai 62 anni con il calcolo contributivo puro emerge la contrarietà dei sindacati. L’assegno conseguito è troppo basso per trattarsi di un vero anticipo, la misura rischia di essere per pochi.

Pensioni anticipate dai 62 anni: le novità sulla ipotesi contributiva e lo stop dei sindacati

Le pensioni anticipate continuano a restare un tema caldo per la politica. Negli scorsi giorni è emersa dal presidente Inps Pasquale Tridico l’ipotesi di un doppio binario di uscita dal lavoro. L’idea è di concretizzare la flessibilità previdenziale per tutti a partire dai 62 anni di età per la parte contributiva dell’assegno, mentre la parte retributiva sarebbe corrisposta raggiunti i criteri ordinari.

Per molti lavoratori questo significa che l’assegno pieno arriverebbe solo a partire dai 67 anni di età, ovvero il limite anagrafico fissato dalla legge Fornero per l’accesso alla pensione di vecchiaia. Una misura che permetterebbe comunque di garantire uno strumento di prepensionamento, anche se l’importo erogato rischia di risultare particolarmente basso.

Pensioni anticipate dai 62 anni: l’ipotesi del presidente Inps Pasquale Tridico

La situazione diventa più chiara se si prendono in considerazione le stesse parole del presidente Inps Pasquale Tridico. Secondo l’economista, per ovviare alla conclusione della quota 100 si può consentire ai lavoratori di “andare in pensione dai 62 o 63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo.


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Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”.

L’opzione rappresenterebbe quindi una vera e propria alternativa su base volontaria per coloro che desiderano anticipare di qualche anno il momento del pensionamento. Allo stesso tempo, il sistema continuerebbe a garantire dei veri e propri meccanismi di tutela per chi vive situazioni di disagio o rischio sanitario in età avanzata. In questi casi, il pensionamento anticipato coinciderebbe con la ricezione di un assegno pieno.

Le critiche dei sindacati sul sistema di accesso anticipato alla pensione proposto da Tridico

Rispetto al quadro della situazione appena evidenziato, si è però manifestata nelle scorse ore la critica dei sindacati. Quest’ultimi non ritengono accettabile la flessibilità previdenziale legata al calcolo contributivo puro per via degli assegni troppo bassi che ne conseguirebbero. In particolare, a prendere posizione è stato il segretario confederale della Uil Domenico Proietti.

Secondo il sindacalista, “la proposta del presidente dell’Inps di corrispondere la pensione in due tranche, a 62 anni la quota contributiva e a 67 quella retributiva, è estemporanea e fuori da ogni realtà. È un esercizio di fantasia sulle spalle dei futuri pensionati e sarebbe l’ennesima ingiustizia inflitta ai lavoratori italiani”.


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Le richieste avanzate dal governo alle parti sociali restano quindi le stesse. Serve garantire un meccanismo di accesso flessibile alla pensione a partire dai 62 anni di età, oppure con 41 anni di versamenti. Secondo Proietti, proprio questa soglia anagrafica rappresenta infatti la media dell’età di quiescenza negli altri partner europei. Infine, il sindacalista ricorda che la scelta su come avviare la riforma previdenziale resta appannaggio del governo e del parlamento.

Le prospettive di accesso alla pensione nel 2022

La discussione relativa al comparto previdenziale è destinata a restare accesa per via della scadenza di molte opzioni sperimentali al termine dell’anno. Il prossimo 31 dicembre si concluderà infatti la finestra di maturazione utile per l’utilizzo della quota 100. Quest’ultima permette la quiescenza dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contributi. Sul tavolo negoziale vi è anche la necessità di prorogare ulteriormente strumenti come l’APE sociale e l’opzione donna.

Senza nuovi interventi correttivi, i lavoratori torneranno ad avere come principale riferimento i criteri decisi dalla legge Fornero. Questa prevede almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne) per l’accesso alla pensione anticipata. Mentre la pensione di vecchiaia può essere richiesta a partire dai 67 anni di età e con almeno 20 anni di contributi. In linea generale, il sistema presenta una rigidità complessiva che viene affrontata ormai da un decennio solo attraverso opzioni estemporanee. Anche per questo i sindacati chiedono di intervenire con una nuova opzione di flessibilità che possa risultare davvero definitiva e generalizzata.