Pensioni anticipate, per il Ministro Orlando la riforma post quota 100 ‘non è una priorità politica’

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25/03/2021

Sulle pensioni anticipate emergono nuove dichiarazioni da parte del Ministro del Lavoro Andrea Orlando. La fine della sperimentazione sulla quota 100 non rappresenta una priorità, per il nuovo esecutivo serve prima pensare alla riforma degli ammortizzatori sociali.

Pensioni anticipate, per il Ministro Orlando la riforma post quota 100 ‘non è una priorità politica’

Le pensioni anticipate dovranno attendere la riforma del welfare e delle politiche assistenziali. A chiarire la questione è stato recentemente il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervenendo anche sul termine della sperimentazione legata alla quota 100. L’opzione consente l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti, ma solo per coloro che matureranno i requisiti entro il prossimo 31 dicembre 2021.

La sperimentazione arriverà alla propria conclusione naturale alla fine dell’anno. Al momento non è però previsto un rinnovo dell’opzione. Serve quindi garantire una differente modalità di accesso flessibile all’Inps, in modo da evitare il concretizzarsi di uno scalone nei confronti di coloro che dovranno accedere alla pensione a partire dal 2022.

D’altra parte, il problema non è certo nuovo e risultava già noto in precedenza. Purtroppo le gravi conseguenze dettate dalla diffusione del coronavirus hanno reso necessario ripensare l’intero sistema di welfare. Un fatto che rischia di far passare la riforma previdenziale in second’ordine. In questo senso, per l’attuale esecutivo è quindi indispensabile dare prima seguito a una profonda rivisitazione degli ammortizzatori sociali.


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Riforma pensioni 2021-2022, le parole di Orlando frenano gli entusiasmi: la priorità va a coloro che hanno perso il lavoro

Stante la situazione, sono le stesse parole espresse dal Ministro Orlando a svelare l’indirizzo strategico scelto dal governo Draghi sulla questione. Rispondendo a una domanda durante la recente conferenza con la stampa estera, il titolare del Ministero del Lavoro ha spiegato che “Quota 100 non diventerà un tema di priorità politica finché non avremo avviato il lavoro su altre due questioni in questo momento più importanti, ovvero la riforma degli ammortizzatori sociali e l’avvio di un confronto con le regioni sulle politiche attive”.

In particolare, i tecnici al momento stanno procedendo ad eseguire un’analisi finalizzata a capire quali sono stati gli effetti positivi della quota 100 e quali risultati ha prodotto. In tal senso, resta l’intenzione di avviare una nuova discussione al riguardo, “ma non vogliamo mettere troppa carne al fuoco. Adesso la cosa più importante è dare una risposta a chi rischia di perdere il lavoro e a chi lo sta cercando”.

Sulle pensioni il tema della quota 100 slitta ai prossimi mesi

Appare quindi chiaro che nel breve termine non emergerà alcuna proposta concreta relativa al post quota 100 e alla flessibilità previdenziale. A questo punto e con molta probabilità, l’argomento sarà approfondito nella seconda parte del 2021, nonché inserito all’interno della prossima legge di bilancio. A partire dal 2022 servirà comunque uno strumento di accompagnamento alla pensione in grado di calmierare i requisiti della legge Fornero.


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Di fatto, senza un intervento correttivo lo scalone prodotto potrebbe comportare fino a 5 anni di lavoro in più per chi non riuscirà a centrare la quota 100. La riforma del 2011 attuata dal governo Monti implica attualmente il raggiungimento della pensione di vecchiaia a partire dai 67 anni di età e con almeno 20 anni di contribuzione. Mentre per l’uscita anticipata ordinaria servono almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

L’orizzonte della prossima manovra come termine ultimo per avviare la necessaria flessibilità nel sistema previdenziale appare quindi perentorio. “Credo che adesso bisogna concentrarci su due obiettivi: la riforma degli ammortizzatori sociali e un piano con le regioni per le politiche attive del lavoro perché la prima questione di cui occuparci è la perdita dei posti di lavoro. Poi rifletteremo e ci confronteremo sul resto, non troppo in la’ ma non subito”, ha concluso il Ministro Orlando, delineando la prossima azione dell’esecutivo.