Pensioni anticipate, per il post quota 100 età chiave a 62 o 63 anni di età

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24/08/2021

La riforma delle pensioni vede tempi stringenti. Le ipotesi per la legge di bilancio 2022. Dal prossimo anno i lavoratori dovranno confrontarsi con la fine della quota 100, si rischia di tornare alle regole della legge Fornero. Ma il governo non ha ancora espresso in modo chiaro le proprie intenzioni.

Pensioni anticipate, per il post quota 100 età chiave a 62 o 63 anni di età

Sulle pensioni anticipate la pausa di agosto conferma un clima di attesa, posto che l’eventuale pacchetto d’interventi finalizzato a garantire la flessibilità in uscita dal lavoro dovrà essere formalizzato a settembre nella bozza della nuova legge di bilancio 2022. A partire dalla fine dell’anno si concluderà la sperimentazione legata alla quota 100, che attualmente garantisce ai lavoratori con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi un meccanismo di prepensionamento agevolato.

Senza quest’ultimo, lo scalone che molti lavoratori potrebbero trovarsi ad affrontare potrebbe arrivare a toccare i 5 anni, posto che l’età di accesso alla pensione di vecchiaia nel 2022 corrisponderà a 67 anni. La legge Fornero consente l’uscita anticipata a partire da 42 anni e 10 mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne). Ma tale sistema appare penalizzante per molte tipologie di lavoratori fragili. Ecco quindi che si rende indispensabile un intervento correttivo, sul quale però pesa l’incognita delle risorse.


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Le ipotesi d’intervento del governo per la riforma delle pensioni: l’età chiave ruota attorno ai 62 o 63 anni

La parola chiave in quello che sembra il progetto d’intervento dell’esecutivo è selettività. Una vera flessibilità previdenziale estesa a livello generale verso l’intera platea è infatti difficile da realizzare. La riforma dovrebbe quindi partire dalla consapevolezza che le risorse saranno destinate a garantire delle opzioni di prepensionamento in favore dei lavoratori fragili o svantaggiati.

È in questo contesto che potrebbe trovare spazio la proroga dell’opzione donna, che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni (59 anni per le lavoratrici autonome) e 35 anni di versamenti. Tutto ciò, a patto di accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Discorso simile per l’APE sociale. La formula sostiene l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età e con 30 o 36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione di disagio.


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In questo caso, si potrebbe pensare anche a un allargamento della platea in favore dei lavoratori fragili che subiscono maggiormente il rischio di contagio da coronavirus. Un discorso che potrebbe essere esteso anche ai beneficiari della quota 41, disponibile per le medesime categorie di soggetti deboli. Ricordiamo che in questo caso il vincolo prevede di aver versato almeno un anno di contributi prima del compimento del 19mo anno di età.

Riforma pensioni 2022: le ipotesi di prepensionamento a carico delle aziende o dei lavoratori

Ulteriori ipotesi d’intervento riguardano meccanismi il cui peso sulle casse pubbliche dovrebbe rimanere contenuto. Per questo motivo, nelle scorse settimane è tornata a circolare la possibilità di un possibile ritorno dell’Ape volontario. Il sistema di prepensionamento consentiva l’uscita anticipata dal lavoro a partire dai 63 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti.

Attraverso questa opzione il lavoratore sottoscrive un prestito utile a finalizzare l’anticipo. Questo viene poi restituito con rate di ammortamento ventennali tramite una trattenuta effettuata dall’Inps una volta erogata la pensione ordinaria. L’operazione viene garantita da un’assicurazione e calmierata attraverso importanti vantaggi fiscali in favore del pensionando. Il sottoscrittore beneficia così di un credito d’imposta  pari al 50% degli interessi e dei premi assicurativi pattuiti.

Infine, il governo sta lavorando anche a un’estensione del contratto di espansione. Questa soluzione implica la possibilità di ottenere un anticipo di 5 anni rispetto ai criteri ordinari di accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata della legge Fornero. In questo caso, il peso dei costi risulta a carico dell’azienda, che ottiene importanti benefici fiscali e può avviare il turn over del proprio personale.

Gli ultimi commenti sulle pensioni anticipate in arrivo dalla politica

Il tema della prossima riforma previdenziale dovrà quindi passare per la prossima Manovra. Non sorprende che il dibattito politico cominci a scaldarsi, in attesa di quella che sarà la discussione vera e propria nelle aule parlamentari. Nelle ultime ore, il leader della Lega Matteo Salvini è intevenuto sul punto a margine di una visita al quartiere Casale Caletto di Roma.

Ma l’esponente leghista era già tornato sulla questione nell’ultimo incontro con il premier Mario Draghi a Palazzo Chigi, avvenuto nella giornata di ieri. “Con Claudio Durigon stiamo lavorando alla nuova riforma delle pensioni che interessa milioni d’italiani” spiega Salvini, ricordando che “il 31 dicembre scade quota 100 ed è impensabile ritornare o avvicinarsi alla legge Fornero”.