Pensioni anticipate, piano pronto per il 2023

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17/11/2022

Pensioni anticipate, piano pronto per il 2023

Pensioni anticipate, è pronto il piano del governo per la riforma del settore previdenziale all’interno della legge di bilancio 2023. Non si tratterà ovviamente di un intervento profondo, ma l’obiettivo più urgente è quello di evitare il ripristino dei requisiti della legge Fornero per tutti i lavoratori.

Resta da sciogliere infatti il nodo dettato dalla fine della quota 102, in scadenza al prossimo 31 dicembre 2022. Ma anche degli altri strumenti di flessibilità che a breve non saranno più utilizzabili.

Come la pensione anticipata tramite opzione donna oppure l’ape sociale per i lavoratori che vivono situazioni di disagio. Entrambe necessitano di una proroga per poter continuare a fornire la propria funzione sociale nel corso del nuovo anno. Nel perimetro delle opzioni potrebbe inoltre comparire anche la nuova quota 41, seppure al momento vincolata ad un parametro anagrafico.

Pensioni anticipate e di vecchiaia nel 2023: ecco i criteri ordinari

Al fine di comprendere meglio il punto di partenza su cui andrà a lavorare la manovra è opportuno specificare i criteri di accesso alla pensione previsti dalla legge Fornero nel corso del 2023. Per ottenere la pensione di vecchiaia occorre maturare almeno 67 anni di età insieme a 20 anni di versamenti.


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Coloro che rientrano nei lavori gravosi o usuranti previsti dalla legge possono però ottenere la pensione a 66 anni e 7 mesi, qualora risultino in possesso di almeno 30 anni di lavoro. La pensione anticipata è invece garantita a partire da 42 anni e 10 mesi di versamenti, con un anno in meno per le donne. Il tutto slegato da qualsiasi tipo di vincolo anagrafico.

La riforma delle pensioni anticipate e la nuova quota 41 – 103

La nuova riforma delle pensioni si occuperà innanzitutto di stabilire un’opzione sostitutiva per la quota 102, che consente fino al prossimo 31/12 di ottenere la pensione a partire da 64 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti. Il governo è orientato a garantire per 12 mesi una nuova quota 103, composta da 62 anni di età e 41 anni di contributi. Di fatto, si tratterebbe di una quota 41 con vincolo anagrafico.

Un provvedimento che resta lontano dalla promessa elettorale della quota 41 pura, ma che si attiverebbe in senso emergenziale per 12 mesi. Il tempo necessario al fine di programmare interventi più pesanti in campo previdenziale. Nel frattempo, la discussione parlamentare potrebbe ulteriormente affinare i requisiti. Ad esempio, andando a incidere su quello anagrafico, che potrebbe scendere a 61 anni in modo tale da pareggiare la quota 102.

Ape sociale, lavoratori precoci e opzione donna

Tra le altre misure in fase di proroga o conferma ci sono l’opzione donna e l’ape sociale. La prima prevede l’estensione dei requisiti attuali anche per il 2023. Si potrà quindi continuare a uscire dal lavoro a partire da 58 anni di età (un anno in più per le autonome) e con almeno 35 anni di versamenti. Purché si accetti il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.

Anche l’ape sociale sarà nuovamente prorogata, consentendo alle quattro categorie dei lavoratori individuate in precedenza dal legislatore la pensione anticipata dai 63 anni con almeno 30 o 36 anni di versamenti. Potranno accedere invalidi, caregiver, disoccupati di lungo termine e persone che hanno svolto attività gravose o usuranti riconosciute dalla legge.

Non sono previsti inoltre interventi correttivi sulla quota 41 per i lavoratori precoci che vivono difficoltà in età avanzata. In questo caso servirà aver versato almeno un anno prima del 19mo anno di età, oltre a rientrare nelle situazioni di disagio previste dalla legge.


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Pensioni anticipate e incentivo alla permanenza: salta il rinvio volontario dell’uscita

Sembra invece destinato a saltare il rinvio volontario della pensione. Un meccanismo che doveva garantire la permanenza di personale qualificato nel mercato del lavoro nonostante il raggiungimento dei requisiti di quiescenza. Di fatto, l’idea consisteva nell’azzerare la contribuzione prevista per tutti gli anni di rinvio.

Il meccanismo avrebbe concesso importanti vantaggi economici sia ai lavoratori che alle imprese. Ma l’ipotesi sembra destinata ad essere rinviata soprattutto per i costi iniziali da sostenere. Un peso eccessivo per le casse pubbliche, viste le uscite ingenti previste nel 2023 per le rivalutazioni degli assegni. Si tratta quindi di un meccanismo di regolazione del mercato del lavoro e dell’accesso alla pensione che richiederà più tempo per essere correttamente studiato e implementato.