Pensioni anticipate, una riforma per uscire da 62, 63 e 64 anni di età

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26/11/2021

Pensioni anticipate, una riforma per uscire da 62, 63 e 64 anni di età

Le pensioni anticipate tornano al centro del tavolo di discussione tra governo e sindacati. Nell’ultimo confronto risalente alla metà del mese corrente si è infatti impostato il percorso di analisi che dovrà proseguire nei prossimi mesi. Ormai appare chiaro che la legge di bilancio 2022 garantirà solo l’arrivo di nuove misure ponte, al fine di evitare l’immediato ripristino della legge Fornero.

La vera riforma del settore previdenziale sarà discussa nel prossimo anno, per poter diventare operativa a partire dal 2023. Le prime misure saranno disponibili in bozza all’interno del Def (documento di economia e finanza), da definire entro il prossimo aprile. Mentre l’intervento andrà chiuso entro il termine del 2022, per diventare pienamente operativo a partire dall’anno successivo.

Riforma pensioni e legge Fornero: resta fermo il ricorso al calcolo contributivo

Rispetto alle esigenze di flessibilità e di riforma del sistema, vi sono dei punti che appaiono chiari e sui quali si cercherà di trovare una mediazione tra le parti. Da un lato il governo Draghi ha già fatto sapere che non si può pensare all’adozione di un sistema diverso da quello contributivo puro. Il meccanismo di calcolo dell’assegno è posto alla base della sostenibilità dei conti previdenziali. La legge già ora ne prevede la progressiva adozione per l’intera platea dei beneficiari di future prestazioni pensionistiche da parte dell’Inps.


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Dall’altro lato, i sindacati chiedono di garantire una vera flessibilità previdenziale per tutti i lavoratori. Attualmente il sistema presenta infatti numerose opzioni di prepensionamento, ma tutte pensate per situazioni molto specifiche. Quello che manca, dopo l’avvento della flessibilità nel mercato del lavoro avvenuta negli scorsi anni, è un’azione di flessibilizzazione nelle regole di accesso alla pensione.

Pensioni flessibili da 64 anni con 20 anni di versamenti

Tra le ipotesi di accesso alla pensione presenti sul tavolo di confronto se ne trova una già vagliata dal punto di vista tecnico e presente nella relazione finale della Commissione tecnica istituita negli scorsi anni dal Ministero del Lavoro. Si tratta della pensione anticipata a partire da 64 anni con almeno 20 anni di versamenti. Un’opzione già disponibile per i lavoratori che risultano iscritti con il sistema contributivo puro.

In questo caso, serve però aver maturato un assegno mensile pari o superiore a 2,8 volte la minima erogata dall’Inps. Questo si traduce in un assegno di almeno 1280 euro. Un importo che evidentemente taglia fuori dall’accesso anticipato alla pensione moltissimi contribuenti. L’idea è quindi di allargare la platea riducendo il parametro fino a 1,5 volte la minima.

Pensioni anticipate da 62 anni di età con 25 anni di contribuzione

Una seconda opzione di uscita prevede l’ipotesi di garantire la pensione anticipata a partire dai 64 anni con almeno 25 anni di versamenti. L’incremento del parametro contributivo dovrebbe servire a garantire un assegno più elevato, considerando le necessità di sostentamento presenti in vecchiaia. Anche in questo caso peserebbe infatti il ricalcolo puramente contributivo dell’assegno.


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Per molti lavoratori precari o con stipendi bassi, il raggiungimento di 25 anni di contribuzione non è scontato. Ma anche riuscendoci, il rischio è di trovarsi di fronte a un assegno troppo basso. Il sistema contributivo non prevede infatti l’erogazione di un adeguamento alla pensione minima, pertanto l’unica integrazione possibile attualmente disponibile nel nostro sistema di welfare sarebbe quella della pensione di cittadinanza.

Pensioni anticipate per situazioni di disagio in età avanzata: il confronto su APE sociale e opzione donna

Come detto, la manovra in corso di approvazione non garantirà una vera e propria riforma del sistema previdenziale perché quest’ultima risulta allo studio per il 2023. La nuova  legge di bilancio punta invece a garantire la prosecuzione di alcune opzioni di tutela di natura sperimentale. Quest’ultime, senza un nuovo intervento, terminerebbero infatti il prossimo 31 dicembre 2021.

Il riferimento va, in particolare, all’Ape sociale e all’opzione donna. La prima consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età e 30-36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione di disagio vissuta dal lavoratore. Il parlamento dovrà discutere l’allargamento della platea con emendamenti relativi (in particolare) ai lavori gravosi riconosciuti al fine di ottenere il prepensionamento.

Per l’opzione donna si punta invece alla prosecuzione della pensione anticipata a partire dai 58 anni di età (59 anni per le autonome) e con almeno 35 anni di versamenti. In questo caso andrà però considerato il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.

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