Pensioni di reversibilità 2023, novità aumenti INPS: a chi spetta e quanto

Autore:
Valentina Simonetti
  • Esperta di Bonus, Fisco, Pensioni e Redditi
  • Autrice esperta di welfare ed economia aziendale
21/02/2023

Pensioni di reversibilità 2023, novità aumenti INPS: a chi spetta e quanto

Con la notizia delle rivalutazioni dei trattamenti pensionistici, l’INPS ha pubblicato anche le nuove tabelle relative agli importi, maggiorati in percentuale per tutti i tipi di pensioni interessati da questi aumenti. Novità anche per quanto riguarda la pensione di reversibilità erogata al coniuge superstite e per quella di invalidità civile. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e chi potrà ricevere più soldi nel cedolino mensile a partire dal mese di marzo 2023.

Pensioni 2023, quali aumentano con la rivalutazione

Era già stato annunciato, e subito dopo pubblicato in gazzetta ufficiale a novembre 2022, il decreto legge che prevede la “Perequazione automatica delle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2023“. Cioè l’aumento in percentuale dei trattamenti minimi pensionistici.

La maggiorazione dell’importo mensile quindi sarà applicata in base al trattamento annuo spettante. I maggiori benefici saranno riservati a chi prendeva l’importo base, che potrà contare su una somma più elevata. Questo fino a dicembre 2023, quando probabilmente si verificherà il nuovo adeguamento su base ISTAT.

Abbiamo parlato dell’aumento pensioni per gli ex lavoratori dipendenti ed autonomi, ora vediamo invece di quanto e per chi scatteranno le somme aggiuntive riguardanti le pensioni di reversibilità ed invalidità civile. Ecco i nuovi importi INPS.

Pensioni di reversibilità: i nuovi importi INPS

L’aggiornamento dei trattamenti previdenziali riguarderà a marzo anche le pensioni di reversibilità che sono erogate da INPS ai superstiti. Questo beneficio, ricordiamo spetta al lavoratore deceduto e viene corrisposto al coniuge o chi civilmente unito, e ai figli fino ai 21 anni se studenti a carico. Lo stesso assegno mensile spetta anche per legge ai divorziati, solo nel caso non siano nel frattempo risposati.


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Tutte queste categorie potranno contare per l’anno 2023 su un aumento percentuale che va dai 20 ai 75 euro. In base all’importo minimo al quale il titolare ha diritto. Quindi per fare un esempio, controllando le tabelle INPS un coniuge supersite titolare di pensione di reversibilità che nel 2022 percepiva 1000 euro mensili, da marzo prenderà circa 1075 euro. Mentre il trattamento minimo passa da 524,34 euro a 570 euro mensili.

La quota spettante di base si calcola a seconda del numero di beneficiari. Va infatti dal 100% della pensione spettante se ci sono coniuge e più di due figli a carico fino al 60% se a beneficiare del trattamento previdenziale è solo il coniuge. Ad aumentare da marzo inoltre saranno gli assegni per gli invalidi. Vediamo quali saranno i nuovi importi 2023.

Aumenti anche per le pensioni di invalidità

Anche per i trattamenti economici destinati agli invalidi, INPS pubblica la tabella con i nuovi importi rivalutati a partire da gennaio 2023. Nello specifico si tratta di una perequazione periodica che interesserà anche le indennità di accompagnamento, e gli assegni invalidi civili totali e parziali.

L’importo sarà erogato con la percentuale extra, ma in base al reddito annuo. Infatti il limite imposto per il 2023 sarà di 17.920,00 per gli invalidi civili totali e di 5.391,88 per lindennità di accompagnamento. Per poter godere dell’incremento INPS quindi occorrerà rientrare nei limiti reddituali, come da tabella.

Per calcolare le entrate annue saranno presi in considerazione oltre agli assegni di pensione anche eventuali redditi da lavoro dipendente o collaborazioni. Per tutto l’anno 2023, e a partire dal cedolino di marzo, visibile anche sull’area riservata INPS, sarà corrisposto un extra che arriverà fino a 386,27 euro mensili.

Quali pensioni sono escluse dagli aumenti

Come previsto dal governo l’incremento interesserà tantissime categorie di pensionati, ex lavoratori, autonomi, superstiti ed invalidi, anche per importi previdenziali corrisposti da enti diversi da INPS. Ma ci sarà anche chi ha diritto ad una pensione ma che non sarà interessato dalla perequazione annua. Non tutte le indennità infatti sono soggette a queste rivalutazioni. Solo quelle memorizzate nel “Casellario centrale”, quindi saranno escluse dall’intervento del governo:


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  • I trattamenti previdenziali facoltativi pagati dalle assicurazioni
  • Indennizzi per cessazione attività di tipo commerciale
  • Pensioni a carico del Fondo Clero

Tutti questi assegni corrisposti mensilmente a chi ne ha diritto verranno maggiorati eventualmente adeguandoli all’inflazione, ma separatamente. Sarà facoltà dell’ente che paga il trattamento infatti, la decisione eventuale di applicare una perequazione annua o periodica.

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