Pensioni dipendenti pubblici: ripristinato licenziamento d’ufficio a 65 anni? La sentenza

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07/07/2020

Pensioni dipendenti pubblici, una sentenza accetta il licenziamento d’ufficio a 65 anni, è cambiata la normativa? Interpretazione della sentenza.

Pensioni dipendenti pubblici: ripristinato licenziamento d’ufficio a 65 anni? La sentenza

Pensioni dipendenti pubblici, una recente sentenza della Corte di Cassazione la numero 11008 del 9 giugno 2020 ha accettato il diritto al licenziamento d’ufficio,  per la pubblica amministrazione. La questione fonte di discussione, risale a gennaio 2008 quando l’interessato era stato nominato di ruolo per un triennio. Al compimento dei 65 anni era stato collocato forzosamente dalla pubblica amministrazione in quiescenza “licenziamento d’ufficio a 65 anni”. Tale adempimento è stato operato anche in virtù della ritardata domanda da parte dell’interessato di voler rimanere in servizio per altri due anni oltre il limite dei 65 anni. 

Pensioni dipendenti pubblici: licenziamento d’ufficio 

Molte interpretazioni sono state operate a questa sentenza generalizzando l’estensione della facoltà della Pubblica Amministrazione di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro all’età di 65 anni. I dipendenti del pubblico impiego devono comunicare la volontà a prestare servizio oltre il limite previsto d’ufficio di 65 anni secondo le scadenze previste onde evitare spiacevole sorprese come quella in oggetto. La sentenza non è generalizzata ma i giudici chiariscono in modo chiaro perchè è stato accettato il licenziamento d’ufficio.

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Collocamento d’ufficio a 65 anni: quando è possibile?

La normativa previdenziale attualmente in vigore, impone alle Pubbliche Amministrazioni di collocare d’ufficio in quiescenza il dipendente pubblico che al compimento del sessantacinquesimo anno di età abbia maturato i requisiti per la pensione anticipata: 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne a prescindere dall’età anagrafica, con una finestra mobile di tre mesi. 


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Questo significa, che se il dipendente pubblico all’età di 65 anni non ha i requisiti per la pensione anticipata deve rimanere in servizio fino all’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia: 67 anni. 

Riepilogando, la Corte di Cassazione ha accettato il licenziamento d’ufficio perchè il dipendente aveva maturato i requisiti per la pensione anticipata e la volontà a prestare altri due anni di servizio è stata inoltrata in ritardo. Le regole delle Pubbliche Amministrazioni sono rigide perchè dietro la quiescenza si attiva un meccanismo complesso con scadenze e modalità da rispettare.