Pensioni future: in Italia record negativo, si andrà a 71 anni

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09/12/2021

Pensioni future: in Italia record negativo, si andrà a 71 anni

Pensioni future sempre più difficili da raggiungere. È quanto emerge leggendo le conclusioni dell’ultimo report stilato dall’Ocse, intitolato “uno sguardo sulle pensioni”. All’interno della ricerca l’organismo internazionale effettua un riepilogo dei principali sistemi previdenziali relativi alle nazioni che hanno aderito all’organizzazione. E tra i dati emerge innanzitutto che l’Italia avrà requisiti anagrafici particolarmente penalizzanti nel confronto con i partner internazionali.

Lo scenario peggiore si prospetta per i giovani. Chi inizia a lavorare oggi otterrà l’assegno pensionistico solo alla maturazione dei 71 anni di età. Si tratta di ben 9 anni in più rispetto a coloro che stanno terminando la propria carriera nel 2021 e che possono accedere alla pensione anticipata tramite quota 100 a partire dai 62 anni di età.

Un effetto dell’applicazione delle regole sull’adeguamento all’aspettativa di vita, ma anche della necessità di mantenere i conti in ordine all’interno di un Paese nel quale il trend demografico è caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione.


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Pensioni future: la stima nei Paesi Ocse per chi ha appena iniziato a lavorare è di 66 anni

Che il dato dell’accesso alla pensione a partire dai 71 anni rappresenti comunque un elemento da monitorare lo conferma l’età media dello stesso parametro per le altre nazioni aderenti all’OCSE. Quest’ultimo si attesta infatti a 66 anni, con una differenza di ben 5 anni in più al fine di ottenere l’agognato assegno previdenziale.

All’interno di questa speciale classifica troviamo al primo posto la Danimarca, con 74 anni di età. Estonia e Paesi Bassi occupano insieme al nostro Paese la seconda posizione, con l’età di accesso alla pensione a partire da 71 anni. Si tratta di traiettorie già ben delineate e dalle quali sarà difficile discostarsi.

Anche per accedere a una eventuale pensione anticipata, le stime effettuate prendendo come riferimento la legge Fornero indicano che un giovane a inizio carriera nel 2021 dovrà versare perlomeno 45 anni di contributi. Considerando di terminare gli studi universitari attorno ai 25 o 26 anni, l’età di accesso alla pensione resterà comunque stimata attorno ai 70-71 anni.

Il problema della spesa pensionistica e il peso del comparto sul Pil

In base alle interpretazioni fornite dall’Ocse, sulla questione pesano anche le tante agevolazioni e i benefici che attualmente sono disponibili per i lavoratori in corso di quiescenza. Nel report viene specificato che “la concessione di benefici relativamente alti a pensionati giovani fa sì che la spesa pensionistica pubblica dell’Italia si collochi al secondo posto. Cioè tra le più alte dei Paesi esaminati e pari al 15,4% del Pil nel 2019”.
Se al dato si aggiunge la spesa privata (1,2%) il dato sale al 16,8% del Pil.


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Le proiezioni sono ulteriormente in salita, visto che per l’organizzazione internazionale si sale al 17,9% nel 2035, mentre la media Ocse corrisponde al 10%. Le stime indicano poi che nel 2050, per ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni, ci saranno 74 ultra 65enni. Si tratta di un rapporto tra i peggiori in questa particolare classifica, superato solo da Giappone e Corea.

Il problema degli importi delle pensioni future

Infine, all’interno del report sono presenti anche degli spunti di analisi relativi agli importi delle pensioni future. Il sistema contributivo prevede infatti la semplice restituzione del montante accumulato durante la carriera, diviso per gli anni di aspettativa di vita. In questo senso, l’elevata età pensionabile garantirà comunque degli assegni previdenziali adeguati in sostituzione dell’ultimo stipendio.

A 71 anni di età, si prevede il pagamento di pensioni con un tasso di sostituzione corrispondente all’88% del reddito da lavoro, ma solo per coloro che avranno avuto una carriera caratterizzata da una buona continuità dei versamenti. In caso di uscita anticipata, il parametro decresce velocemente per arrivare al 72% con un pensionamento a 68 anni. Per i lavoratori autonomi, la percentuale scende ancora: l’aspettativa si attesta infatti al 60%-65% dell’ultimo stipendio mantenendo l’accesso all’età ordinaria di pensionamento.

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