Pensioni INPS, aumenti grazie a salario minimo ma non basta: ecco perché

Autore:
Valentina Simonetti
  • Esperta di Bonus, Fisco, Pensioni e Redditi
  • Autrice esperta di welfare ed economia aziendale
01/03/2023

Pensioni INPS, aumenti grazie a salario minimo ma non basta: ecco perché

Il salario minimo a 9 euro potrebbe aumentare le pensioni, ma non sarebbe comunque sufficiente a garantire un futuro solido ai lavoratori. Occorre investire sulla qualità del lavoro. Questi i calcoli del Presidente INPS Pasquale Tridico. Ecco quali sono le sue opinioni in merito ai problemi da affrontare in Italia per combattere la precarietà.

Salario minimo a 9 euro: di quanto aumenta la pensione?

Il salario minimo in Europa è già una realtà per molti paesi ma in Italia ancora non sembra essere priorità del governo. Eppure sulla necessità di alzare gli stipendi di base con una tariffa oraria adeguata, si è espresso anche il presidente INPS, Pasquale Tridico che ha affermato come fissare una soglia a 9 euro per tutti potrebbe portare anche ad un aumento dei trattamenti pensionstici, del 10%.

Secondo Tridico quindi, sarebbe giusto puntare sulla paga oraria, ma questo comunque non è sufficiente per assicurare ai lavoratori una pensione adeguata. Secondo i suoi calcoli infatti, dopo 30 anni di lavoro, anche con 9 euro di salario minimo, il trattamento sarebbe di soli 750 euro mensili.

Mentre dopo 40 anni si dovrebbe arrivare a circa 1200 euro di pensione. Previsioni per il futuro quindi non proprio confortanti da parte del Presidente INPS, che invece per un vero cambio di rotta sull’aumento pensioni punterebbe sul “lavoro di qualità“.


Leggi anche: Come i conti correnti online stanno cambiando le abitudini di spesa dei consumatori

Pensioni: i problemi del sistema contributivo in Italia

I problemi di cui ha parlato anche Tridico, mettono sotto accusa anche il sistema contributivo pensionistico. Se è vero che  alzando il salario minimo a 9 euro l’ora non si riuscirebbe ad ottenere un aumento dignitoso, neanche dopo 30 anni di lavoro, è perchè andando in pensione con questo sistema per alcuni è penalizzante. Soprattutto parliamo di chi nella vita lavorativa ha avuto molti periodi da precario, o contratti part time o comunque una busta paga al di sotto di una certa soglia.

Visto che l’importo viene calcolato sulla base della retribuzione mensile, con un coefficiente da aggiungere per gli anni lavorati, è evidente che neanche il salario minimo, basterebbe. In mancanza di vere riforme sia per le pensioni che per il lavoro, non si può ottenere nulla di concreto.

Secondo Tridico quindi, non basta l’aumento della retribuzione oraria per migiorare la situazione futura in Italia. Occorre anche continuare a investire sull’occupazione e non perdere neanche i sussidi dedicati alle famiglie a basso reddito per contrastare la disuguaglianza sociale.

Tridico INPS: “Il Reddito di Cittadinanza non va eliminato”

Tridico si è espresso anche in merito alle nuove norme che regolano il Reddito di Cittadinanza, affermando che la misura, secondo le statistiche INPS, ha fortemente ridotto il lavoro nero, ed è stata di grande aiuto anche per la diminuzione dell’evasione fiscale. Certo è, che la criticità maggiore è ancora rappresentata dai centri per l’impiego e dall’Anpal, che si sono rivelati poco efficienti nel favorire l’incontro domanda offerta di lavoro.

Quindi bisogna rafforzare le politiche attive, soprattutto al Sud: “Serve intervenire dove donne e giovani hanno tassi di occupazione da Paese in via di sviluppo e sul lavoro nero che sebbene diminuito, resta a 3 mln di persone.”

Ha concluso su questo argomento dichiarando che, non serve garantire maggiore flessibilità e togliere i sussidi per incrementare l’occupazione, ma c’è bisogno di aumentare l’offerta, per dimostrare che l’opinone diffusa del fatto che “i giovani non vogliono lavorare ma restare sul divano” sia fortemente sbagliata.


Potrebbe interessarti: Licenziamento durante malattia, è possibile? Cosa succede se si supera il limite

Salario minimo: come funziona in Europa

L’Europa si è espressa più volte a favore dell’introduzione di un salario minimo comune per  gli stati membri. Tuttavia ha sempre lasciato i governi liberi di fare leggi in autonomia. In Italia c’è un certo disinteresse in materia, tanto che attualmente Giorgia Meloni ha affermato che “Non è nei prossimi piani di riforma“.

Le richieste dei sindacati sarebbero quelle di portare la retribuzione fissa minima a 9 euro l’ora, a prescindere dal CCNL. Questo in Europa sta funzionando, ed ha rappresentato un punto di svolta nel contrastare il cosiddetto “lavoro povero“. Cioè di quei soggetti che pur lavorando non hanno uno stipendio adeguato per sostenersi autonomamente. L’ultimo paese che ha adottato questo sistema, è la Spagna, garantendo ai lavoratori un aumento mensile fisso di 80 euro in busta paga, per 14 mensilità.

Le foto presenti in questo articolo sono concesse in licenza a Giddy Up srl