Pensioni minime, tutti gli aumenti previsti per il 2023 e il 2024

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17/01/2023

Pensioni minime, tutti gli aumenti previsti per il 2023 e il 2024

Con la conferma in Manovra di Bilancio 2023 delle nuove perequazioni per le pensioni minime, sono partiti dal 1 gennaio 2023 tutti gli aumenti, che portano in alcuni casi ad arrivare alla soglia tanto ricercata dei 600 euro mensili.

Purtroppo non sono mancati i casi di pensioni che hanno avuto una considerevole perdita a causa di questi aumenti, per via del nuovo calcolo disposto per il 2023.

Pensioni minime, tutti gli aumenti previsti per il 2023 e il 2024

Dal 1 gennaio 2023 tutti i titolari delle pensioni minime, quelle disposte tramite Legge n. 638/1983, potranno avere un aumento che va dai 525,38 euro ai 571,60 euro, ovvero un aumento di 46 euro al mese, per un totale di quasi 600 euro in più all’anno.

E questo nel caso dei titolari di pensione minima under 75. Per gli over 75 anni, potrà beneficiare di un ulteriore integrazione, arrivando così a quota 600 euro. E questo è l’aumento previsto per milioni di pensionati over 75, ma solo per il 2023.

Nel caso del 2024, la misura non sarà più così generosa. Dopo uno scatto di 46 euro nel 2023, le pensioni minime nel 2024 passeranno dai 571 euro del 2023 a 585 euro, cioè solo 14 euro in più, il 30% del precedente aumento.

Di contro, per chi ha già raggiunto i 600 euro sarà difficile un ulteriore aumento, soprattutto uno che porti le pensioni a 1000 euro di minima, come promesso durante la campagna elettorale.

Come vengono calcolate le pensioni minime

Per arrivare a questi aumenti, è stato disposto un calcolo specifico per la rivalutazione delle pensioni del 2023. Ricordiamo che con la Riforma Amato del 1992, tutte le pensioni vengono riadeguate a seconda dell’inflazione, o meglio dell’indice FOI (Famiglie Operaie e Impiegate), fissato al 7,3% nel 2022.


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In realtà non è solo l’inflazione a contribuire al calcolo. Il recupero sul 100% della propria pensione è solo per chi ha una pensione con importi fino a quattro volte la minima, ovvero fino a poco più di 2101,52 euro lordi al mese.

Superato quel limite, la percentuale cambia, passando a:

  • 85% fino a 5 volte il minimo;
  • 53% fino a 6 volte il minimo;
  • 47% fino a 8 volte il minimo;
  • 37% fino a 10 volte il minimo;
  • 32% oltre 10 volte il minimo.

Di conseguenza, se si ha una pensione ricca (se non d’oro) la perequazione del 2023 porterà ad una “perdita”.

Il problema della perequazione

Il problema effettivo della perequazione è determinato dalle disposizioni istituzionali e governative in merito al calcolo annuo. Se in questo caso il vantaggio è andato tutto agli over 75, non si può dire lo stesso per chi ha una pensione sopra i 2101,52 euro.

A conti fatti, una pensione:

  • da 2101,52 euro avrebbe un aumento di 153,40 euro mensili;
  • da 3000 euro avrebbe un aumento di 116 euro mensili.
  • da 6000 euro avrebbe un aumento di 140 euro mensili.

Chi ha una pensione ricca, se fosse stato disposta la perequazione del 2022, sotto Governo Draghi, avrebbe potuto prendere 208 euro. E così anche chi ha una pensione da 6000 euro lordi: invece di 140 euro, avrebbe avuto 373 euro.

Le pensioni minime nel 2024

Difficile stabilire cosa potrebbe accadere a fine anno, quando verrà decisa la nuova perequazione sulle pensioni minime per il 2024 con la Manovra di Bilancio.

Ad oggi sono stati disposti degli aumenti transitori, che dovrebbero garantire a tutti i diretti interessati che possono beneficiare di una specie di “blocco” per due anni, quindi fino al 2024.

In realtà questo dipende dalla disponibilità finanziaria dello Stato, e anche dall’andamento stesso delle casse a fine anno, quando dovranno rifinanziare il Bilancio per il 2024. Quest’anno oltre due terzi sono andati alle bollette energetiche, lasciando poco per le pensioni minime.


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Si spera che nell’anno che verrà l’inflazione si mantenga bassa e che le casse dello Stato possano garantire ulteriori fondi per le pensioni minime.