Pensioni nel 2023, 5 riforme possibili con il voto

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09/08/2022

Pensioni nel 2023, 5 riforme possibili con il voto

Il rischio del ritorno alla legge Fornero continua ad aleggiare sulle pensioni nel 2023. Se infatti è vero che le regole decise nel 2011 sono sempre rimaste in vigore, è altrettanto assodato che negli ultimi anni si sono moltiplicate le opzioni di flessibilità. Misure pensate in modo specifico per allentare la rigidità dell’impostazione decisa dal governo Monti. Con l’avvicinarsi del prossimo mese di dicembre, queste opzioni stanno per terminare.

È il caso, ad esempio, della quota 102. Un meccanismo di prepensionamento che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 64 anni e con almeno 38 anni di versamenti. Il prossimo 31 dicembre 2022 sarà l’ultimo giorno utile per poter maturare il diritto alla quiescenza utilizzando questa tutela. Lo stesso discorso vale però anche per altre misure, come l’Ape sociale oppure l’opzione donna.

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D’altra parte, la legge Fornero prevede la maturazione di almeno 67 anni di età e 20 anni di versamenti per poter accedere alla pensione di vecchiaia. L’uscita anticipata richiede invece 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini. Le donne possono beneficiare dello sconto di un anno, fermandosi quindi a 41 anni e 10 mesi. Da questi parametri di partenza nasce la discussione elettorale sulla flessibilità previdenziale.


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Vi sono poi ulteriori questioni rimaste aperte nel comparto e che attendono una risposta. Si pensi all’importo delle pensioni, considerate da molti come troppo basse. Oppure alla necessità di avviare una pensione di garanzia per i giovani che risultano iscritti al sistema contributivo puro.

Pensioni anticipate con la quota 41 nel 2023

La coalizione di destra sembra decisa a puntare alla riforma del sistema previdenziale tramite la quota 41. In particolare, Lega e Fratelli d’Italia ripropongono l’uscita dal lavoro con 41 anni di versamenti, indipendentemente dall’effettiva età anagrafica raggiunta. Per le donne potrebbe concretizzarsi anche un ulteriore sconto di un anno per ogni figlio, con un limite non valicabile fissato a 39 anni di versamenti.

Forza Italia propone di alzare le pensioni a 1000 euro

Da Forza Italia arriva invece la proposta di un intervento sugli assegni previdenziali più bassi. In particolare, all’interno del programma del partito in 24 punti il leader Silvio Berlusconi rilancia l’aumento delle minime. L’idea è di portare gli assegni a 1000 euro al mese per tutti. In aggiunta, la pensione verrebbe erogata anche in favore di coloro che non  hanno effettuato versamenti.

Pensioni nel 2023: la proroga e il rafforzamento dell’APE sociale

Dal Partito Democratico si punta al rinnovo di due opzioni che risultano in scadenza al prossimo 31 dicembre. Si tratta della pensione anticipata tramite opzione donna e dell’ape sociale. La prima consente l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni di età (59 anni per le autonome) e 35 anni di versamenti, accettando il ricalcolo interamente contributivo.

La seconda permette l’uscita ai lavoratori che vivono situazioni di disagio in età avanzata il pensionamento dai 63 anni con 30 o 36 anni di versamenti. Proprio su questa seconda uscita il PD baserebbe l’idea di un meccanismo di flessibilità rinforzato. L’obiettivo verrebbe raggiunto attraverso un allargamento della platea dei potenziali beneficiari.

Una ulteriore proposta arriva da Azione e Italia Viva, che concordano nel non voler prorogare la quota 100. Sono invece d’accordo sull’estensione dell’Ape sociale e sulla possibilità di estenderne l’ingresso ai lavoratori fragili. Oltre che in favore di coloro che hanno svolto attività gravose o usuranti.


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La doppia uscita proposta dai 5 stelle per le pensioni nel 2023

Infine, il Movimento 5 Stelle suggerisce di avviare un meccanismo di flessibilità sulla base di una doppia uscita. Si partirebbe dai 63 o 64 anni con almeno 20 anni di età, percependo solo la parte contributiva dell’assegno. Quest’ultima deve però risultare d’importo uguale o superiore a 1,2 volte la minima. Così facendo, a 67 anni si proseguirebbe percependo anche la parte retributiva e quindi la pensione piena.