Pensioni precoci, le agevolazioni disponibili per la categoria

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04/07/2022

Pensioni precoci, le agevolazioni disponibili per la categoria

Pensioni precoci, un binomio che resta al centro del dibattito pubblico sulla previdenza. Tra i punti più caldi del confronto tra governo e sindacati sulla possibile riforma del sistema c’è infatti la questione di coloro che hanno iniziato a versare in giovane età e che al contempo hanno avuto una lunga carriera lavorativa.

Si tratta di persone che hanno accumulato oltre quattro decenni di versamenti sulle proprie spalle. Nonostante ciò, fanno spesso fatica ad accedere alla pensione. Le regole di pensionamento per questi soggetti hanno subito un progressivo peggioramento nel corso degli anni. Con un picco durante l’approvazione della legge Fornero nel 2011.

Quest’ultima ha infatti previsto l’abolizione della cosiddetta pensione di anzianità, che prevedeva la possibilità di ottenere l’uscita dal lavoro una volta raggiunti i 40 anni di versamenti. Infatti, attualmente le agevolazioni consentono solo a una parte ristretta della platea dei precoci di ottenere la pensione anticipata a partire da 41 anni di versamenti.

Pensioni precoci, il quadro della situazione e le regole per uscire in anticipo

Ad oggi, le pensioni anticipate (in sostituzione delle vecchie pensioni di anzianità) consentono l’uscita dal lavoro solo al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini. Le donne possono invece ottenere l’accesso all’Inps con un anno in meno di versamenti, ovvero 41 anni e 10 mesi.


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Non è quindi un caso se i sindacati e i lavoratori precoci chiedono da tempo di garantire un meccanismo di flessibilità che fissi il parametro anagrafico a 41 anni di contribuzione per tutti. Tale flessibilità è oggi garantita solo in favore di chi vive particolari situazioni di disagio. Presentando al contempo un certo numero di contributi prima della maturazione dei 18 anni di età.

Si tratta della cosiddetta quota 41, che i lavoratori chiedono da tempo di rendere strutturale per tutti coloro che risultano iscritti all’Inps. Sulla misura pesano però i costi dell’operazione, visto che in termini di coperture l’allargamento rappresenta una delle opzioni più costose per le casse pubbliche.

Come funziona la pensione precoci con 41 anni di versamenti

Al fine di offrire una possibilità di uscita flessibile per i lavoratori precoci che vivono situazioni difficili sul lavoro in età avanzata il legislatore ha approvato la quota 41. L’opzione è dedicata, dallo scorso 1° maggio 2017, a coloro che possono vantare 41 anni di versamenti e al contempo almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima del compimento del 19mo anno di età.

Rispetto a quest’ultimo parametro, è opportuno sottolineare che i mesi effettivi possono essere maturati anche in modo non continuativo. Purché l’anzianità sia accreditata presso l’Inps entro il 31 dicembre 1995. Bisogna quindi rientrare nel cosiddetto sistema misto e non in quello contributivo puro. In aggiunta, occorre rientrare tra alcune specifiche categorie indicate dal legislatore.

Le categorie di lavori che possono accedere alle pensioni per precoci

Entrando nel merito delle categorie di lavoratori che possono accedere alla pensione anticipata tramite la quota 41, partiamo con i disoccupati di lungo periodo che abbiano perso l’impiego in via involontaria. Si prosegue con gli invalidi che possiedono un riconoscimento civile uguale o superiore al 74%, accertato tramite apposita commissione medica Inps.

Vi sono poi i cosiddetti caregiver. Ovvero coloro che assistono al momento della richiesta il proprio coniuge o un parente con una grave situazione di salute. Rientrano in questa condizione anche i parenti o affini conviventi di secondo grado, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap abbia compiuto i 70 anni (oppure siano anch’essi invalidi, mancanti o deceduti).


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Infine troviamo i lavoratori che hanno svolto le attività gravose o usuranti riconosciute dalla legge (e inserite all’interno di apposite liste). Quest’ultime devono essere coperte da contributi per almeno sette anni negli ultimi dieci, o per almeno sei anni negli ultimi sette prima della richiesta di pensionamento.

La pensione anticipata per lavoratori precoci: i requisiti di legge

In sintesi, i lavoratori precoci con almeno un anno di contribuzione prima del 19mo anno di età e con 41 anni di versamenti, se rientrano nelle categorie appena esposte, possono beneficiare della pensione anticipata. Devono però sottostare a una finestra di attesa di tre mesi per la ricezione del primo assegno.

Nel 2019 è stato invece sospeso l’adeguamento alla speranza di vita fino al 2026. Pertanto i parametri appena evidenziati non cambieranno nel corso dei prossimi anni. Come già anticipato, la quota 41 spetta solo a coloro che sono inseriti nel sistema misto.