Pensioni, resta la legge Fornero: cosa prevede la riforma

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19/11/2021

Pensioni, resta la legge Fornero: cosa prevede la riforma

Pensioni verso la riforma, ma mantenendo in essere i principi chiave della legge Fornero. A partire dal 2022 saranno infatti previste nuove opzioni di uscita anticipata dal lavoro. Ma l’impianto generale dello schema d’intervento nel settore previdenziale punta a confermare le regole di base decise nell’ormai lontano 2011. Di fatto, i nuovi interventi nel settore prevedono tre passaggi chiave.

Il primo è fissato al termine del 2021, quando si esaurisce la possibilità di utilizzare la quota 100. L’opzione giungerà infatti al termine della propria sperimentazione. A partire dal 2022 prenderà forma il nuovo passaggio di consegne, che si realizzerà attraverso la quota 102, insieme alla proroga di opzione donna e Ape sociale. Infine, nel 2023 potrebbe prendere forma la nuova flessibilità generalizzata a partire dai 62 o 63 anni di età, ma con il ricalcolo contributivo dell’assegno.


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Pensioni anticipate e legge Fornero: per la deroga dai requisiti base nel 2022 serviranno almeno 64 anni tramite la quota 102

Come anticipato, il governo punta a sostituire la quota 100 con una nuova quota 102. Quest’ultima sarà caratterizzata da un parametro anagrafico di almeno 64 anni, mentre il vincolo contributivo continuerà a restare fissato a 38 anni. Confermato anche il divieto al cumulo con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’eccezione dei redditi occasionali nella misura massima di 5mila euro lorde annue.

La quota 102 non prevede l’applicazione di penalizzazioni e sarà disponibile per tutti coloro che matureranno i requisiti di accesso a partire dal 1° gennaio ed entro il 31 dicembre 2022. È opportuno sottolineare che si tratta di una possibilità percorribile dal lavoratore su base volontaria. Anche perché l’assegno maturato risulterà comunque più basso rispetto a quello ottenibile tramite i criteri di accesso alla pensione di vecchiaia (in virtù dell’età più bassa e della minore contribuzione).


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Le altre opzioni di accesso flessibile alla pensione proposte nella legge di bilancio 2022

All’interno della bozza della manovra sono state previste due ulteriori opzioni di flessibilità percorribili su base volontaria. La prima è la proroga dell’opzione donna, che richiede però il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. La seconda è la proroga dell’APE sociale, destinata ai lavoratori che vivono situazioni di disagio in età avanzata. Quest’ultima potrebbe essere rafforzata tramite un allargamento delle categorie dei lavori indicati come gravosi o usuranti.

Un ulteriore provvedimento in grado di garantire uno scivolo in deroga rispetto ai criteri della legge approvata nel 2011 è il contratto di espansione. Il meccanismo è in via di proroga per altri due anni. Anche i criteri di accesso risultano in corso di semplificazione, garantendo un uso più ampio nei confronti delle piccole e medie imprese. Gli aderenti possono ottenere uno sconto fino a 5 anni rispetto ai requisiti ordinari previsti dalla legge Fornero. Questi prevedono la maturazione di almeno 67 anni di età e 20 anni di versamenti per la pensione di vecchiaia. Mentre per la pensione anticipata è necessario maturare 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

La proposta del governo per le pensioni flessibili nel 2023: resta l’impianto della legge Fornero

Negli ultimi incontri tra governo e sindacati è stata programmata l’apertura di un tavolo negoziale per l’avvio di una riforma delle pensioni nel 2023. Le parti sociali chiedono di garantire un meccanismo di flessibilità utilizzabile da tutti i lavoratori con un’età minima attorno ai 62 o 63 anni. In alternativa, chiedono l’estensione della quota 41 per tutti i lavoratori precoci.

L’ipotesi allo studio del governo consiste nell’aprire l’opzione donna a tutti i lavoratori. La nuova modalità di pensionamento anticipato prende il nome di “opzione tutti” e ipotizza l’uscita a partire dai 62 o 63 anni per chiunque abbia accumulato almeno 20 anni di versamenti, accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. I sindacati risultano contrari all’idea e chiedono di garantire un adeguamento minimo a tutti. Un passaggio non previsto attualmente per chi sceglie di farsi ricalcolare l’assegno secondo il principio contributivo.

Perché l’ipotesi di riforma delle pensioni conferma la legge Fornero del 2011

Di fatto, la nuova opzione tutti consente effettivamente di allargare la platea dei lavoratori che possono accedere alla pensione anticipata rispetto ai criteri attuali. Ma la presenza del ricalcolo contributivo conferma che i principi di fondo decisi con la legge Fornero continueranno a restare in essere. Secondo gli ultimi rilievi, nel 2022 l’85% dei pensionati avrà una pensione calcolata in larga parte con il sistema contributivo.

Al passare degli anni, il sistema contributivo diventerà comunque prevalente. Questo significa che la penalizzazione dettata da una possibile “opzione tutti” risulterà sempre più bassa in futuro. Il meccanismo ipotizzato dal governo potrebbe quindi rappresentare una soluzione valida, posto che il taglio sull’assegno diventa più leggero anno dopo anno.

L’ipotesi sindacale di aggiungere delle tutele per coloro che possiedono redditi bassi potrebbe quindi risultare un buon compromesso per garantire maggiore flessibilità previdenziale pur in presenza di un sistema in grado di garantire la tenuta dei conti.