Pensioni, rivalutazioni tagliate per milioni di persone: chi ci rimette

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01/12/2022

Pensioni, rivalutazioni tagliate per milioni di persone: chi ci rimette

Pensioni, rivalutazioni tagliate nel corso del 2023 attraverso un nuovo meccanismo di calcolo previsto con la finanziaria. Il pieno adeguamento all’inflazione verrà garantito solo fino a quattro volte la minima Inps. Di fatto, si tratta di coloro che percepiscono fino a circa 2100 euro al mese.

Tutti gli altri si dovranno accontentare di veder crescere la propria pensione più lentamente dell’inflazione, con minori introiti per circa 400 euro. Il nuovo meccanismo di perequazione servirà a garantire comunque l’adeguamento in favore dei pensionati con l’assegno più basso, ma anche a fornire risorse utili ad altre iniziative di carattere sociale.

Ma il sistema rappresenterà anche un test di tenuta sociale, visto che il tasso d’inflazione che si è concretizzato nel corso del 2022 rappresenta uno dei più alti degli ultimi 40 anni.

Pensioni, rivalutazioni tagliate per circa tre milioni di persone

Sono circa tre milioni gli italiani che si vedranno adeguare parzialmente l’assegno, sulla base dei dati presenti nelle banche date dell’Inps. Si tratta di circa un pensionato su cinque. D’altra parte, maggiori risorse verranno impiegate per rivalutare gli assegni minimi. L’adeguamento, in questo caso, sarà corrisposto al 120% e ne beneficeranno circa due milioni di italiani.

Il taglio dell’adeguamento per i redditi più alti non sarà però lineare, ma diversificato su sei diverse fasce. Il sistema attuale prevede invece l’adeguamento ridotto su tre livelli. Gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo devono affrontare attualmente un taglio limitato. Mentre sopra 2500 euro lorde vi è un peso maggiore della mancata rivalutazione.


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Pensioni, rivalutazioni al 120% per i trattamenti più bassi: cosa cambia

Come già anticipato, la rivalutazione delle pensioni più basse avverrà a partire dal 1° gennaio 2023 al 120%. Pertanto, le minime di 525,38 euro aumenteranno dell’8,8% (anziché del 7,3%). L’importo del nuovo trattamento minimo dal prossimo anno corrisponderà quindi a 571 euro al mese, con un aumento complessivo di circa 46 euro.

È opportuno sottolineare che l’incremento al 120% non impatta per gli anni 2023 e 2024 sui limiti reddituali previsti negli stessi anni al fine di riconoscere le prestazioni collegate al reddito. Si pensi, ad esempio, alla quattordicesima mensilità, oppure al bonus di dicembre di 154,94 euro.

Come cambia la rivalutazione per le fasce più alte di pensionati

Per le fasce più alte di pensionati, la differenza tra il meccanismo di rivalutazione attuale e quello in corso di attuazione diventa più importante. Ad esempio, una pensione lorda da circa 4mila euro al mese vedrà applicare minori rivalutazioni per circa 73 euro al mese. Una pensione da circa 6mila euro dovrà rinunciare a rivalutazioni per 175 euro.

In aggiunta, occorre considerare che il taglio sarà di natura biennale e quindi risulterà in essere non solo nel 2023, ma anche nel corso del 2024. L’effetto quindi è di tipo cumulativo, perché le minori rivalutazioni si applicheranno a pensioni il cui importo è stato già “ridotto” nell’anno precedente.

Pensioni, rivalutazioni tagliate per i redditi alti: l’impatto positivo sui conti pubblici

Ovviamente, il taglio delle rivalutazioni per gli assegni più alti si traduce in un risparmio anche ingente per i conti pubblici. In aggiunta, occorre considerare che se la perdita degli interessi per i pensionati più abbienti è di natura strutturale, la stessa natura caratterizza anche i risparmi per l’Inps.

Così, la Ragioneria dello Stato certifica all’interno della propria relazione tecnica che i risparmi derivanti dall’operazione per i prossimi 10 anni corrispondono a quasi 37 miliardi di euro. Mentre nel periodo che va dal 2023 al 2025, le uscite rallenteranno di circa 10,2 miliardi di euro.


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