Riforma pensione dopo quota 100, tanti scenari ma nulla di certo, ecco cosa sta succedendo

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13/07/2020

Riforma pensione dopo Quota 100 cosa succederà al sistema previdenziale? Sul web impazzano tante misure, al momento niente di vero. Ecco alcuni aspetti e considerazioni.

Riforma pensione dopo quota 100, tanti scenari ma nulla di certo, ecco cosa sta succedendo

Riforma pensione, dopo quota 100 sarà possibile il pensionamento a 62 anni? È questa la domanda che ci viene posta dai nostri lettori. Sul web impazzano mille proposte, ma di concreto ancora nulla. Il governo al momento pensa a risolvere l’emergenza da Covid 19 e la crisci economica sanitaria che pervade l’Italia. Solo una cosa sembra certa, la pensione anticipata Quota 100 finirà il suo triennio sperimentale dal 2019 al 2021 e andrà in soffitta. È questa l’unica idea che sembra accomunare tutti i partiti. I sindacati chiedono, comunque, una misura pensionistica che permette l’uscita a 62 anni di età, anche con delle ristrettezze. 

Riforma pensione: la quota 100 non sarà prorogata

La quota 100 permette l’accesso con 62 anni di età e 38 anni di contributi  e la sua mancata proroga ci sembra alquanto ingiustificata. Facciamo un passo indietro, questa misura è stata voluta dal governo giallo verde, ed  ha riscosso i suo frutti. Molti lavoratori hanno anticipato il pensionamento, liberando posti di lavoro, permettendo così il cambio generazionale. Il requisito richiesto per la pensione anticipata quota 100 non è per tutti e quindi, già alla base viene operata una prima selezione. 


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Il sistema previdenziale nell’arco degli anni ha subito molti cambiamenti, la peggiore riforma è stata approvata nel 2011 da Monti-Fornero. Una riforma che ha inserito nel sistema previdenziale il calcolo contributivo, penalizzante per molti lavoratori; una riforma che ha creato i lavoratori “esodati” senza lavoro e senza pensione; una riforma che ha inserito l’adeguamento all’aspettativa di vita. Una riforma pensionistica che ha leso il diritto alla pensione. 

Un barlume di speranza con il decreto legge n. 4/2019

Con il governo Salvini – Di Maio, si è avuto un barlume di speranza con il decreto legge n. 4/2019, che ha inserito la pensione quota 100 nel sistema previdenziale per tre anni; ha bloccato su alcune misure previdenziale, l’adeguamento dell’aspettativa di vita fino al 2026 e inserito l’anticipo del trattamento di fine servizio per i dipendenti statali, che purtroppo ancora devono percepirlo per i vari intoppi burocratici. 

Adesso questa misura con il cambio di poltrone, risulta inadeguata e si studia la misura che dovrà sostituirla. Un anticipo di cinque anni dalla pensione di vecchiaia con 67 anni è troppo per i fondi pubblici. Si spera in una misura equa e accessibile a tutti.

Un’altra promessa fatta ai cittadini è la quota 41 senza vincoli e paletti, solo con il requisito contributivo di 41 a prescindere dall’età anagrafica. A sostenere e gridare con forza che questa misura deve essere attuata è Salvini, che l’ha sostenuta fin dall’inizio, e doveva essere approvata con la quota 100,  poi rimandata nel 2021. 


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Per sapere qualcosa di certo bisogna attendere, il governo farà i suoi passi al tempo giusto, al momento l’emergenza economica pesa come un macigno.