Riforma pensioni 2023: cosa succederà e chi rischia di più

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18/05/2022

Riforma pensioni 2023: cosa succederà e chi rischia di più

Riforma pensioni 2023 ancora in attesa di una definizione, mentre i lavoratori in età avanzata guardano al prossimo anno con preoccupazione. Il confronto tra governo e sindacati stenta a decollare e intanto i mesi passano. È chiaro che sullo sfondo resta la prospettiva di un intervento all’interno della prossima manovra. Ma questa dovrà essere discussa subito dopo l’estate.

Restano quindi pochi mesi per definire un quadro d’intervento, che al momento è quanto mai incerto. Di sicuro all’interno del Def non è stata prevista alcuna misura in grado di intervenire in maniera organica sulla legge Fornero. Nel frattempo, vi sono numerose opzioni sperimentali in scadenza che rischiano di terminare il prossimo 31 dicembre. A partire dalla quota 102, per la quale al momento non vi sono certezze di rinnovo.

Riforma pensioni 2023: la discussione sulla pensione in due tempi

Attualmente il dibattito politico verte sul possibile avvio di una pensione anticipata in due tempi. L’età di accesso dovrebbe restare la stessa della quota 102, ovvero a partire dai 64 anni. Ma di fatto il lavoratore potrebbe ottenere al raggiungimento di questo vincolo anagrafico solo la parte contributiva della pensione. Mentre per quella retributiva sarebbe necessario attendere i 67 anni.


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Il tutto, considerando anche eventuali vincoli sull’importo del futuro assegno. Un meccanismo che dovrebbe servire a tutelare i neo pensionati rispetto alla possibilità di avere un reddito dignitoso. Ma che di fatto escluderebbe molti lavoratori dall’opzione di quiescenza anticipata.

In aggiunta, il vincolo anagrafico posto a 64 anni non risolverebbe molte delle questioni ancora in attesa di una soluzione. Si pensi al caso dei lavoratori precoci, che hanno iniziato a versare in giovane età e che attualmente devono attendere i 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

Riforma pensioni: ecco chi rischia di restare incastrato nella legge Fornero

Senza un intervento concreto, c’è il forte rischio per diverse categorie di lavoratori di rimanere incastrati nella legge Fornero. In particolare rischiano i nati nel 1960 o negli anni successivi. Vi sono poi tutti coloro che potrebbero ottenere un accesso anticipato rispetto alle regole ordinarie grazie alle diverse misure temporanee e che maturerebbero i requisiti a partire dal 2023. È il caso dell’Ape sociale, anch’essa in scadenza alla fine dell’anno e quindi in attesa di un possibile rinnovo.


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Quest’ultima consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età con almeno 30 o 36 anni di versamenti, rientrando nei casi di disagio previsti dalla legge. Situazione simile per l’opzione donna, che permette l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni (59 anni per le autonome), con 35 anni di versamenti. Ma accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Mentre la quota 41 resterebbe comunque in vigore anche nel prossimo anno, seppure risulta destinata a una piccola parte della platea dei lavoratori precoci.

Le difficoltà evidenziate dal governo in merito alla riforma del sistema previdenziale

Sullo sfondo restano le difficoltà già espresse dal governo in merito a un intervento di ampio respiro nel settore previdenziale. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha manifestato in diverse occasioni l’intenzione d’intervenire sulle regole di accesso alla pensione. Ma attualmente l’esecutivo è concentrato su provvedimenti volti a difendere stipendi e assegni previdenziali dall’aumento del caro vita.

In prospettiva vi saranno poi ingenti risorse da reperire proprio per la rivalutazioni delle prestazioni pensionistiche. Si parla di una spesa di almeno 12 o 13 miliardi nel 2023. Risulta quindi chiaro che lo spazio d’intervento per la flessibilità in uscita rischia di ridursi. Anche perché la tenuta del debito pubblico resta la priorità al fine di garantire la solvibilità del sistema.

Non stupisce quindi che al momento il governo Draghi si sia posizionato su logiche di attesa. È chiaro che la resa dei conti potrebbe arrivare proprio a settembre, quando la bozza della manovra dovrà inquadrare i diversi capitoli di spesa. Per allora, un eventuale intervento di riforma dovrà necessariamente essere definito con la stesura della bozza della finanziaria.