Riforma pensioni: fuori dal lavoro a 62 anni anche dopo quota 100? Le ipotesi

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17/07/2020

Dopo la scadenza della quota 100, la riforma pensioni potrebbe portare ad una nuova pensione a 62? Potrebbe ma ci sarebbero penalizzazioni.

Riforma pensioni: fuori dal lavoro a 62 anni anche dopo quota 100? Le ipotesi

Fra poco dovremo dire addio alla quota 100, misura che ha permesso il pensionamento con 62 anni di età se in possesso di almeno 38 anni di contributi. La quota 100, come ripetiamo da mesi, è in scadenza il 31 dicembre 2021. Dopo tale data, scadendo l’Ape Sociale il 31 dicembre 2020, le uniche opzioni di pensionamento per chi non rientra nel sistema contributivo puro, resteranno la pensione di vecchiaia, quella anticipata e la quota 41 dedicata, però, esclusivamente ai lavoratori precoci.

Post quota 100: ancora pensione a 62 anni?

Sia il vice Ministro all’Economia, Antonio Misiani che altri voci del governo, hanno confermato che dopo la sua naturale scadenza la quota 100 non sarà prorogata.

E’ necessario che tramite un intervento dell’esecutivo sia prevista, prima della scadenza della misura, nuova flessibilità in uscita.

Prima dell’inizio della pandemia erano iniziati tavoli di confronto tra governo e parti sociali  volte ad individuare le misure da inserire nella prossima riforma previdenziale. Ovviamente con l’inizio dell’emergenza sanitaria tali tavoli di confronto sono stati sospesi e la riforma pensioni, quindi, è passata in secondo piano lasciando le energie dell’esecutivo ad occuparsi delle misure anti crisi.


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Per evitare lo scalone di 5 anni che la scadenza della quota 100 inevitabilmente porterà, è necessario pensare in fretta ad una misura da varare entro la fine del prossimo anno e anche se le ipotesi in campo sono diverse decisioni in tal senso non ne sono state prese.

Le parti sociali premono per avere una flessibilità in uscita “intorno ai 62 anni” ma, se si è realisti, si capisce fin da subito che in questo momento le casse dello Stato non possono sostenere i costi che tale flessibilità richiederebbe.

Se si insiste, quindi, per una misura che preveda 62 anni per l’accesso è da tenere conto che molto probabilmente i costi saranno sulle spalle di chi ne beneficerà.

La pensione a 62 anni dopo la quota 100, quindi, per fora di cose dovrà prevedere delle penalizzazioni e anche in questo senso sono state avanzate diverse ipotesi: o un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale che potrebbe portare a tagli anche molto pesanti e a cui i sindacati, al momento, si stanno opponendo fermamente, o una penalizzazione del 2 o 3 per cento per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia.


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In questo secondo caso per chi anticipa l’uscita a 62 anni la penalizzazione dell’assegno potrebbe andare al 10 al 15%.

Per approfondire consigliamo la lettura dell’articolo sulle penalizzazioni del sistema contributivo: Pensioni oggi: le penalizzazioni del calcolo contributivo