Terremoto pensioni dal 2022: torna l’incubo del sistema contributivo

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23/05/2020

La scadenza della quota 100 potrebbe portare ad un vero e proprio terremoto pensioni provocando uno scalone di ben 5 anni tra chi si è pensionato nel 2021 e chi si pensionerà dal 2022 in poi.

Terremoto pensioni dal 2022: torna l’incubo del sistema contributivo

Come tutti, ormai, ben sappiamo, la pensione con la quota 100 andrà in scadenza il 31 dicembre 2021. Dal 1 gennaio 2022, quindi, se non si prendono provvedimenti al riguardo, si assisterà ad un vero e proprio terremoto pensioni, soprattutto per chi si trova davvero ad un passo dalla quiescenza.

Terremoto pensioni

Oltre alla scadenza della quota 100 a fine 2021, bisogna prendere in considerazione anche la scadenza della proroga dell’APE sociale al 30 dicembre 2020. Se non ci fosse una nuova proroga per questa misura e per l’opzione donna, che ha permesso a moltissime donne di accedere al pensionamento anche con 8 anni di anticipo (considerando la finestra di 12 o 18 mesi di attesa per la decorrenza del trattamento), rimarrebbero in piedi soltanto 3 misure per poter accedere alla quiescenza: vecchiaia, anticipata ordinaria e quota 41 precoci.

Dall’elenco ho escluso volutamente le misure destinate soltanto agli invalidi (pensione di vecchiaia anticipata) e le misure che utilizzano interamente il sistema contributivo poichè riservate soltanto a coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 o che rientrano nel computo della Gestione Separata (una platea davvero ristretta e che sicuramente non sta per accedere alla pensione).

Il rischio che si corre, anche, con la scadenza della quota 100 è uno scalone di 5 anni (sia per pensione anticipata che per quella di vecchiaia) sui contributi richiesti per la quiescenza.

Sembra evidente, quindi, che entro la fine del 2021 dovrà ad ogni costo essere varata una misura che consenta in qualche modo di evitare o di smussare questo scalone.

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Torna l’incubo contributivo puro

Le notti insonni di coloro che sono vicini alla pensione ma non la coglieranno entro il 2021, resta l’ipotesi messa in campo di permettere una pensione anticipata applicando interamente il sistema contributivo nel calcolo dell’assegno.

Le ipotesi sul tavole , infatti,  prevedono un anticipo pensionistico a 62 o 64 anni  che potrebbe trasformare la quota 100 in 101 o 102 ma on un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. A questa proposta, fortunatamente, si stanno opponendo a gran voce i sindacati sostenendo che sarebbe troppo penalizzante per i lavoratori coinvolti nella misura.