Perché lo spread scende ai minimi da settembre se l’Italia rischia la crisi?

Può sembrare paradossale, ma più crescono i timori per una caduta dell’Italia in recessione e più i prezzi dei nostri titoli di stato salgono, spingendo in basso i rendimenti. I decennali viaggiano attualmente sotto il 2,70%, circa l’1% in meno rispetto ai massimi toccati tra ottobre e novembre, mentre i BTp a 2 anni offrono […]

Può sembrare paradossale, ma più crescono i timori per una caduta dell’Italia in recessione e più i prezzi dei nostri titoli di stato salgono, spingendo in basso i rendimenti. I decennali viaggiano attualmente sotto il 2,70%, circa l’1% in meno rispetto ai massimi toccati tra ottobre e novembre, mentre i BTp a 2 anni offrono ora lo 0,32% contro quasi l’1,5% delle sedute più cupe vissute nelle settimane di massima tensione tra governo italiano e Commissione europea sul deficit. Eppure, proprio la bassa crescita della nostra economia dovrebbe preoccupare gli investitori, in quanto renderebbe più difficile per lo stato adempiere alle scadenze, tenendo alto il rapporto debito/pil.

La spiegazione di questo apparente paradosso consiste nel mutamento delle aspettative con riguardo alle prossime mosse della BCE. Mentre Roma e Bruxelles litigavano sui decimali di deficit in più o in meno per quest’anno, il mercato guardava con preoccupazione alla fine annunciata del “quantitative easing” da quest’anno, intravedendo in essa il rischio di privare il Tesoro italiano del principale acquirente dei suoi bond. Adesso, con le previsioni sempre più pessimistiche sui tassi di crescita non solo dell’Italia, bensì di tutta l’Eurozona, passando per la Germania, la BCE dovrebbe rinviare il suo primo rialzo dei tassi, che verosimilmente non avverrà più quest’anno, come si pensava fino a qualche mese fa, bensì il prossimo.

E per evitare che l’economia nell’area vada in crisi, Francoforte dovrebbe presto tenere un’altra asta T-Ltro, con cui inietterà liquidità a condizioni molto vantaggiose alle banche che ne faranno richiesta, a medio-lungo termine. Ciò sosterrebbe il credito a famiglie e imprese, contribuendo sia a tenere stabili i prezzi, sia ad allontanare lo spettro della recessione. E la maggiore liquidità attesa sta riducendo i rendimenti lungo tutta la curva delle scadenze, mentre la necessità per le banche di acquistare bond da esibire alla BCE come collaterale a garanzia dei prestiti richiesti sta comportando un calo, in particolare, dei rendimenti a breve. E quelli dei nostri BoT risultano scivolati di poco sopra lo zero sui 12 mesi, nettamente sopra lo 0,285% strappato dal governo all’asta del 10 gennaio scorso, che pure è stata un grosso successo, sia in termini di domanda che di costo calante rispetto ai precedenti collocamenti.


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