Pericolo in spiaggia: boom di siringhe infette, ecco dove

In spiaggia un pericolo da non sottovalutare, siringhe infette e pericolose, ecco cosa fare in caso di puntura.

Pericolo spiaggia da non sottovalutare, ad inviare l’allarme lo Sportello dei diritti, “siringhe usata sul bagnasciuga di un noto stabilimento balneare e a distanza gruppetti di bambini che giocavano indisturbati, come documentano le foto postateci da un cittadino che si trovava a San Cataldo, marina di Lecce. Tutto ciò, proprio dopo che nei giorni scorsi analoghe denunce ci erano pervenute da altre località marine”.

Pericolo in spiaggia

La presenza di siringhe in spiaggia è un pericolo da non sottovalutare, se l’ago nascosto tra la sabbia emerge sotto la pressione del piede, può infettare.

Ricordiamo che il rischio che la sostanza organica contenuta è secca e risalente nel tempo è nullo, per le malattie che più terrorizzano l’immaginario collettivo come Aids ed epatite. Resta comunque il rischio d’infezioni da germi comuni, se non si provvede a disinfettare tempestivamente la ferita, o ancor peggio del tetano, ma solo se non sono state completate le vaccinazioni

Lecce non è l’unico caso, le siringhe in spiaggia costituiscono  un pericolo a livello europeo.

I consigli delle aziende sanitarie

La prima cosa da fare nel caso si venga punti da una siringa in spiaggia, è quella di rivolgersi al Pronto Soccorso. È importante portare, quando possibile, con sé l’ago e la siringa con cui ci si è feriti perché i sanitari, sulla base dello stato in cui risulta essere l’ago, la siringa o l’oggetto appuntito, seguono due procedure diverse. Nel caso in cui l’oggetto appaia logorato dal tempo, poiché è rimasto in evidente contatto con gli agenti atmosferici per più giorni, la situazione non desta preoccupazione quanto alla possibilità di contrarre virus gravi (Epatite B, C, HIV).

Le medicazioni e le cure del Pronto Soccorso saranno quindi sufficienti ad esaurire il problema. Nel caso in cui, invece, la siringa non risulti consumata dalla salsedine ed è evidente che sia stata utilizzata e abbandonata da poco, occorre tutelarsi contro il rischio di contrarre l’Epatite C (per la B di solito c’è la vaccinazione) e il virus HIV. Si tratta di un rischio comunque basso, limitato allo 0,1% dei casi anche se nella siringa si riscontra la presenza di sangue: la pericolosità dell’ago infetto diminuisce infatti rapidamente col passare delle ore, soprattutto se resta esposto alla luce del sole, all’aria aperta e all’ambiente secco. In questo caso, comunque, dal Pronto Soccorso si avvia una procedura per l’effettuazione degli esami di controllo entro dodici settimane per evidenziare l’eventuale insorgenza dell’HIV, ed entro sei mesi per l’Epatite C.

Gli stessi esami sono consigliabili, per una giusta precauzione, nel caso in cui non sia stato possibile per i medici esaminare l’ago o la siringa con cui ci si è punti.

Fonte: Sportello dei diritti

Redazione

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