Pink Floyd – The Endless River, quello che non abbiamo ascoltato

Pink Floyd – The Endless River,quello che non abbiamo ascoltato

I Pink Floyd con Endless River ci regalano quelli che in molti considerano il testamento finale del gruppo.Un disco che è strutturato sulle sonorità passate come devi e propri epiloghi di song che probabilmente non hanno avuto spazio,oppure semplicemente lasciate incompiute in quel periodo. E’ un riprendere in mano delle cose su cui si stava lavorando in passato per poi proporle quando si ha l’intuito di ‘sentirle’ pronte.

Le atmosfere siderali in Things Left Unsaid dove solo chitarra acustica e tastiere ci regalano musica prettamente stile ambient aprono The Endless River,l’inizio di un viaggio sonoro quasi del tutto strumentale suddiviso complessivamente in 4 parti. It’s What We Do è il seguito naturale dell’intro che riecheggia molto Shine on You Crazy Diamond.La successiva Ebb and Flow è breve un tappeto sonoro che introduce la splendida Sum che dopo un inizio suggestivo fatto da effetti e chitarre è un crescendo sempre sulla stessa riga di Things Left Unsaid con i sintetizzatori molto accentuati. Skins invece dopo un inizio tribale,ha molto di Set The Control of The Heart of the Sun,almeno l’impressione echeggia quelle sonorità,così come la breve Unsung che ripercorre lo stile ascoltato precedentemente con Ebb and Flow facendo da intro ad Anisina. Anche qui piano,chitarra slide ci da quel suono tipico di Us And Them,grazie soprattutto al sax che ci trascina fino alla fine insieme alla chitarra effettata di Gilmour. La successiva The Lost Art of Conversation apre la seconda parte molto stile Sign of Life impreziosita dal piano per proseguire fino a On Noodle Street  molto psichedelica econ stacchi e bassi belli segnati. Atmosfere boreali le troviamo nella breve in Night Light che introduce la mini suite di Allons-Y (part1),Autumn’68 e Allons-Y (part2). La prima dai suoni molto The Wall,mentre la seconda esclusivamente strutturata su piano e chitarra per concludersi con synth e chitarra in un finale alla Run Like Hell. Molto bella e suggestiva è Talkin Hawkin con aperture ed intermezzi corali spettacolari. Calling si riprende quelle atmosfere psichedeliche dei primi Floyd e la successiva Eyes To Pearls è un piccolo intermezzo surreale di chitarra ed effetti. La successiva Surfacing anche se ha la struttura più da ballata si sente che è del periodo di The Dark Side e la finale Louder Than Words è l’unica e vera canzone dell’album. Molto bello l’arpeggio iniziale che sfocia successivamente nelle sonorità gilmouriane che troviamo anche in On a Island.

The Endless River è un gran bel disco,un bel regalo,innanzi tutto inaspettato. un fulmine a ciel sereno che ha stupito non poco soprattutto i fans di Gilmour & Co. Un disco che suona in maniera lineare che risulta di un ascolto semplice e sincero,dove la calma sonora è in prima linea di quello che sarà un vero e proprio saluto finale,a meno che…..

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Tracklist

 

N.B. Gli asterischi rappresentano il mio indice di gradimento.

  • Things Left Unsaid (****)
  • It’s What We Do (*****)
  • Ebb And Flow (***)
  • Sum (*****)
  • Skins (****)
  • Unsung (***)
  • Anisina (*****)
  • The Lost Art Of Conversation (***)
  • On Noodle Street (****)
  • Night Light (***)
  • Allons-y (1) (****)
  • Autumn ‘68 (***)
  • Allons-y (2) (****)
  • Talkin’ Hawkin’ (*****)
  • Calling (****)
  • Eyes To Pearls (*****)
  • Surfacing (****)
  • Louder Than Words (*****)

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Antonio Murante

Sono nato a Salerno nel 1971, romano d'adozione, amo dipingere,suonare il basso,amo la musica in tutte le sue forme ed è l'unica cosa a cui non rinuncerò mai.
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