Postepay: cosa rischia chi si appropria della carta prepagata

Il soggetto che si impossessa di una Postepay persa, rischia una condanna per ricettazione. La Sentenza.

Impossessarsi di una Postepay trovata per strada, sperduta, dal legittimo proprietario può costare una condanna per ricettazione, specie se non si provvede alla restituzione immediata. Nel merito della questione la Cassazione con la sentenza n. 4132/2020, chiarisce che il soggetto (imputato) nell’atto del prendere la carta prepagata Postepay smarrita dal titolare intestatario della carta e in corso di validità, ha commesso un reato non classificato come appropriazione di “cose smarrite”.

Bensì nel caso in questione, l’imputato impossessandosi della carta ha abbracciato il rischio dell’origine illecita, accollandosi anche il pericolo del reato di ricettazione. La Cassazione implica all’imputato la poca chiarezza sul ritrovamento della Postepay. In quanto, non è una normale routine trovare per strada una carta prepagata destinata all’acquisto in numerosi i punti vendita di beni e servizi, e non restituirla subito.

Postepay: la condanna

In sede di giudizio la Corte di Appello, ha convalidato la sentenza di primo grado, infliggendo una pena all’imputato accusato di reato di ricettazione di una carta prepagata Postepay, frutto di un evidente furto che ha danneggiato il legittimo titolare della carta.

Nel ricorso in Cassazione, l’imputato ha impugnato la condanna sulla base di diversi motivi, tra cui:

  • la non consapevolezza dell’origine illecita della carta;
  • dai fatti si esclude la presenza del dolo, poiché l’imputato, era all’oscuro del codice di sicurezza della carta;
  • viene contestata l’errata attribuzione del fatto compiuto come ricettazione, ma bensì l’imputato si è appropriato di cose smarrite ai sensi dell’art. 647 c.p..

Postepay: reato di ricettazione

La Cassazione spiega il principio della ricettazione, perfezionato dal reato di dolo, poiché l’imputato si è impadronito della carta per un lungo periodo di tempo. In questo modo, egli ha abbracciato anche i rischi che ne derivavano, come appunto, la provenienza illecita della stessa. La corte chiarisce anche il punto sul ritrovamento della carta, di fatti non è usuale trovare una carta prepagata a terra. Inoltre, la non conoscenza del codice numero non esclude il reato impossibile.

Nel caso in particolare, la Cassazione respinge la ricostruzione fornita dall’imputato, nella fattispecie sull’appropriazione di cose smarrite, in quanto, il venir meno della restituzione sfocia nel reato di furto.

La Cassazione con la sentenza n. 4132/2020 dichiara il ricorso inammissibile imponendo all’imputato una pena edittale al minimo, ai sensi dell’articolo 133 c.p.

 


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Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein