Prepensionamento: opzione donna, ape volontario, Rita o pensione di vecchiaia con 33 anni di contributi?

Quali alternative di prepensionamento con 33 anni di contributi e 61 anni di età?

Salve sono una donna che ha maturato 33 anni e mezzo di contributi per motivi gravi di famiglia ha dovuto lasciare il lavoro giugno 2016 (dipendente poste italiane sportellista) data di nascita 27/04/1957 ho diritto dell’opzione donna o devo aspettare i 67 anni per quella di vecchiaia ? Fiduciosa in una vostra risposta porgo cordiali saluti.

 

Purtroppo anche se ci sarà, come annunciato dal governo, una proroga dell’opzione donna non potrà aderirvi per la mancanza del requisito contributivo: saranno, infatti, richiesti 35 anni di contributi per accedere al regime sperimentale unitamente a 58 anni di età.

Questo, però non significa che deve necessariamente attendere i 67 anni per la pensione di vecchiaia poichè esistono altre formule di pensionamento che potrebbero permetterle un prepensionamento rispetto alla quiescenza di vecchiaia.

Con 61 anni di età, purtroppo, non può accedere neanche all’Ape volontario poichè in questo caso le manca il requisito anagrafico (pur possedendo quello contributivo richiesto che è di 20 anni). Per accedere al prestito pensionistico, infatti, bisogna avere almeno 63 anni di età.

L’alternativa che le resterebbe è la RITA se ha un fondo previdenziale complementare.

Requisiti per accedere alla RITA

La Covip ha pubblicato la circolare 888 in riferimento alla RITA – Rendita Integrativa Temporanea Integrativa, con tutti i requisiti e le specifiche per poter aderire. i requisiti richiesti, da possedere al momento della presentazione dell’istanza, per ottenere la RITA dalcalcolo pensione, le forme pensionistiche complementari che operano in regime di contribuzione definita giacché la norma non si applica a quelle a prestazione definita, sono ora i seguenti:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;

c)     Maturazione, alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA, di un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari (ai sensi dell’art. 1 1, comma 2, del Decreto lgs. 252/2005);

oppure, in alternativa:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo superiore a ventiquattro mesi;

c)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi al compimento del termine di cui alla lett. b);

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari (ai sensi dell’art. 11, comma 2, del Decreto lgs. 252/2005).

Diversamente dalla disciplina previgente in tema di RITA, la sussistenza dei requisiti sopra indicati non è vincolata al rilascio di un’apposita attestazione da parte dell’INPS, come in precedenza previsto dall’art. 1, comma 168, della Legge 232/2016 al quale il comma 188 faceva rinvio. In entrambi i casi, è necessario il raggiungimento del requisito contributivo di 20 anni minimo.

Per conoscere la convenienza di questa misura, consigliamo di leggere:  Pensione RITA, con 20 anni di contributi, calcolo e convenienza

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Redazione NotizieOra

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