Processo a Salvini: il Senato da il via libera a procedere, ora rischia l’incandidabilità

L’aula del Senato ha espresso l’autorizzazione a procedere con il processo a carico dell’ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nel caso Open Arms

Giovedì 30 giugno l’aula di Palazzo Madama ha dato l’autorizzazione a procedere con il processo contro il leader leghista Matteo Salvini. L’accusa, avanzata dal Tribunale dei ministri di Palermo è sequestro di persona per aver bloccato, quando era ancora Ministro dell’Interno, lo sbarco della nave Open Arms, tenendo in mare per quasi venti giorni i 164 migranti a bordo. 

Salvini, via libera al processo

L’aula del Senato si è espressa in merito alla relazione, promossa dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, in cui si chiedeva di negare l’autorizzazione a procedere. I voti a favore del documento, tuttavia, sono stati solo 141, insufficienti, quindi a raggiungere la maggioranza assoluta di 160. Contrari sono stati 149 senatori, un solo astenuto. 

Il processo nei confronti di Matteo Salvini, però, non sarà immediato. Il tribunale dei ministri, infatti, trasmetterà i documenti alla procura di Palermo, la quale deciderà se formalizzare il rinvio a giudizio attraverso l’udienza preliminare. In questo caso i capi di imputazione a carico del leader leghista sarebbero abuso di ufficio e sequestro di persona.

Il rischio dell’incandidabilità 

Oltre al processo a Palermo, Salvini dovrà affrontare anche il processo a Catania per la nave Gregoretti. L’autorizzazione per quest’ultimo era arrivata dal Senato il 12 febbraio. Anche in questo caso il reato è sequestro di persona. In particolare di 131 migranti a bordo della nave bloccata fra Catania e Augusta nel luglio del 2018. 

Nel caso di un’eventuale condanna, però, i rischi in cui incorre l’ex capo del Viminale non sono solo quelli penali. In base alla Legge Severino del 2012, qualora riportasse una condanna definitiva superiore ai due anni, infatti, decadrebbe dall’attuale carica di senatore e potrebbe risultare incandidabile almeno fino al 2023 (termine naturale del Governo Conte). 

Anche in caso di condanna definitiva, tuttavia, sarà nuovamente il Parlamento a votare per confermare o meno l’incandidabilità di Salvini e la sua decadenza da ogni carica politica e istituzionale. 


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