Quando la perversione sfocia in tragedia: il marchese Casati Stampa e sua moglie

Una storia che negli anni 70 fece molto scalpore in Italia, stiamo parlando del delitto del marchese Casati Stampa e di sua moglie, la prorompente Annamaria.

La storia che vi stiamo per raccontare potrebbe essere davvero la trama di un film di Hollywood: sesso, potere e tragedia. Gli elementi ci sono tutti per quello che potrebbe essere un film campione d’incassi. Ma purtroppo, il delitto di cui vi stiamo parlando, è davvero accaduto nella nostra bella Italia degli anni ’70. Scopriamo questo curiosa vicenda del marchese e di sua moglie.

Un’iniziale semplice storia d’amore…

I protagonisti di questa anomala storia sono il marchese Camillo Casati Stampa, la sua seconda moglie Annamaria Fallarino ed il giovane amante di quest’ultima, Massimo Minorenti. Erano gli anni ’50, la Fallarino era una giovane donna con una storia non facile alle spalle: una madre che l’abbandonò a soli 3 anni a Benevento, uno stupro commesso da un parroco e la voglia di sfondare nel cinema romano. Infatti, la Fallarino, riuscirà solo in parte a realizzare il suo desiderio: sarà la comparsa in un film con Totò per poi tornare alla quotidianità sposando un ingegnere. Dall’altra parte, il marchese Casati Stampa conduce la bella vita mondana, sposa una ballerina, Letizia Izzo da cui avrà una figlia. I due futuri amanti si vedranno per la prima volta a Cannes, nel 1958, si piacciono e iniziano a vedersi. Lui è talmente innamorato di lei che scomoda la Sacra Rota non solo per annullare il suo matrimonio, ma anche quello di Annamaria. In seguito, si sposano nel 1959. E già nella luna di miele, lui confessa a lei le sue ambigue perversioni.

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…e l’incontro con la perversione

Lì, il marchese, confessa alla moglie di essere appassionato di voyeuristica e candaulistica. Cosa sono? Rispettivamente eccitarsi nel vedere qualcuno nudo o fare sesso con altri e , nel particolare, l’eccitazione nel vedere il partner avere rapporti sessuali con altri. Quindi, la bella e prorompente Annamaria, sebbene sia inizialmente titubante, accetta di soddisfare le richieste del marito andando a letto con vari uomini di bell’aspetto da lui scelti e pagati, senza negarsi qualche scatto erotico durante il rapporto. Non mancano annotazioni del tipo

“Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua”.

Oppure “Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l’amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena”.

Ma ci sono anche i commenti di chi quelle scene le ha viste e vissute come terza persona dello strano ménage:

“Erano degli zozzoni – racconta – Venivano sulla spiaggia e si mettevano nudi. Un giorno mi hanno invitato a stendermi tra loro. L’ho fatto e mi sono sentito sfilare il costume, poi quella donna mi ha attirato sopra di sé. È accaduto tutto sotto gli occhi del suo compagno. Alla fine lui era talmente contento che mi ha dato cinquemila lire di premio”. Così parlò il bagnino.
Era quindi una storia fatta di amore, sesso e potere a cui nessuno sapeva dire di no e che andava bene così a tutti.

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Il terzo incomodo

Sebbene il marchese avesse paura di un possibile tradimento affettivo della moglie con uno dei suoi tanti amanti, continuò questo gioco non semplice. La svolta avvenne quando i due fecero partecipe di queste loro perversioni un ragazzo di 25 anni, Massimo Minorenti, studente di Scienze Politiche, noto alla vita mondana per la relazione con una conduttrice televisiva statunitense. Dopo vari incontri tra i due amanti, il marchese capisce che non è più sesso ma qualcosa di più. Inevitabile il tragico finale.

 

Il delitto

Siamo negli anni ’70 ed il marchese si assenta dalla sua residenza lussuosa di Roma, ed è a caccia, ospite dei conti Marzotto a Valdango. Dopo la mattinata, chiamò a casa sua, ma al telefono non gli rispose la bella Annamaria, ma il Minorenti, cosa che lo fece molto agitare dato che capì che ormai il tradimento affettivo c’era eccome. Senza badare a nessuno, si dirige a Roma, presso la sua villa in via Puccini. Appena arrivato a casa, avverte la servitù di non disturbarlo per nessun motivo, entra nel salotto dove i due amanti lo stanno aspettando. Sparò con tre colpi la moglie e con due l’amante ed infine, decise di farla finita sparandosi. La servitù, dopo aver sentito gli spari, avvertì la polizia che, una volta entrata scoprì tutta la perversa storia di questi due singolari amanti che fu subito su tutti i giornali.

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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.