Quantitative easing, si riduce il peso dell’Italia nella BCE: ecco cosa significa

L’Italia avrà dall’1 gennaio prossimo un peso inferiore nel capitale della BCE, scendendo dal 12,31% all’11,8%. Lo comunica lo stesso istituto, al termine dell’aggiornamento delle quote spettanti a ciascuna banca centrale dell’Unione Europea, a loro volta dipendenti dal pil del singolo stato di appartenenza rispetto al totale dell’area. Poiché la nostra economia ha registrato nel […]

L’Italia avrà dall’1 gennaio prossimo un peso inferiore nel capitale della BCE, scendendo dal 12,31% all’11,8%. Lo comunica lo stesso istituto, al termine dell’aggiornamento delle quote spettanti a ciascuna banca centrale dell’Unione Europea, a loro volta dipendenti dal pil del singolo stato di appartenenza rispetto al totale dell’area. Poiché la nostra economia ha registrato nel quinquennio 2014-2018 una variazione positiva inferiore alla media continentale, avrà diritto per i prossimi 5 anni a una percentuale di capitale inferiore. Al contrario, la Francia accresce di pochissimo la su quota dal 14,18% al 14,21%, mentre la Germania la accresce dal 18% al 18,37%. In tutto, 16 banche centrali saliranno nel capitale della BCE e 12 scenderanno. Tra queste ultime la Spagna, che passerà dall’8,84% all’8,34%.

Non ci saranno mutamenti per il peso decisionale di ciascun istituto, visto che il voto nel board della BCE resta capitario e a rotazione, riguardando solo le banche centrali dell’Eurozona con riferimento alle misure di politica monetaria. Tuttavia, già al board del 13 dicembre si porrà il problema di cosa fare del “quantitative easing”, il piano di acquisto dei titoli di stato e di altri assets nell’unione monetaria, condotti in percentuale corrispondente proprio al peso di ciascuna banca centrale rispetto al totale del capitale detenuto dalle banche centrali dell’Eurozona, escludendo quello in mano a istituti non facenti parte dell’euro, tra cui la Banca d’Inghilterra, che da gennaio passa dal 13,67% al 14,34%.

In teoria, la quota di BTp, covered bond, corporate bond e Abs italiani dovrebbe diminuire, anche se di poco, mentre quella di economie come la Germania dovrebbe aumentare. Tuttavia, se la BCE adeguasse i pesi in fase di reinvestimento dei titoli in scadenza (gli acquisti dovrebbero cessare dalla fine di quest’anno), rischierebbe di contribuire ad alimentare l’ampliamento degli spread, sfavorendo i titoli di stato spagnoli e italiani, in particolare. Da qui, diverse opzioni allo studio dell’Eurotower. C’è un’ipotesi più rigida portata avanti dalle banche centrali del Centro-Nord Europa, secondo cui le quote andrebbero adeguate sin dall’1 gennaio prossimo. Un’altra impostazione vorrebbe, invece, che la BCE continui ad applicare ai reimpieghi le stesse percentuali attualmente vigenti, in quanto relativi ad acquisti condotti sino al 2018. Una sorta di mediazione tra le due strade sarebbe la seguente: applicazione dei vecchi pesi per i reimpieghi e di quelli nuovi per l’eventuale acquisto di nuovi bond.

Ad oggi, prevarrebbe l’ipotesi di tenere i pesi invariati per non influenzare in alcun senso i rendimenti dei bond nei prossimi mesi. Il solo avvio del “tapering” appare in sé capace di provocare tensioni sui singoli mercati dei titoli di stato, per cui Francoforte vorrà evitare di metterci del suo con il mutamento delle condizioni annesse agli acquisti in fase di reimpiego. Ad ogni modo, una brutta notizia per l’Italia, che vede ridurre il proprio peso negoziale dentro l’istituto, essendo già il mantenimento delle condizioni attuali una sorta di concessione che il blocco guidato dalla Germania ci farebbe, di fatto vantando verso di noi un credito e sempre che alla fine non prevalga la linea rigida, quella che vedrebbe gli acquisti dei nostri BTp ridursi di diversi miliardi di euro.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instagram - Pinterest - Youtube

Condividi questo articolo sui Social
TwitterFacebookLinkedInPin ItWhatsApp