Reddito di cittadinanza: il debutto a marzo costerà il dimezzamento del sussidio dopo le elezioni?

Il reddito di cittadinanza partirà il 6 marzo: pochi giorni a disposizione. Ma fino a quando saranno garantiti i 780 euro? L’analisi dell’economista spopola sui social

Luigi Di Maio assicura che il reddito di cittadinanza sarà per tutti ma intanto i conti creano perplessità. Sta rimbalzando sui social l’analisi dell’economista Giampaolo Galli, dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica. L’analisi è prettamente numerica, aldilà dei giudizi politici sul sussidio: “In campagna elettorale il reddito di cittadinanza costava 16 miliardi, cui andava aggiunto un miliardo per Centri per l’Impiego la platea e l’ammontare del beneficio erano sostanzialmente gli stessi che vengono propagandati adesso: 5 milioni di individui e 780 euro per un single. Nella prima versione della legge di bilancio, quella con il deficit al 2,4%, le risorse furono dimezzate e nella versione definitiva sono state ulteriormente ridotte a poco più di 6 miliardi […] fra 16 miliardi e 6 miliardi c’è un abisso e nel 2020, quando la misura sarà a regime, il fondo aumenterà a soli 7,5 miliardi”.

La questione è: come è possibile che la platea dei beneficiari e l’importo del sussidio possano restare gli stessi se diminuiscono le risorse a disposizione? “Numeri alla mano, con 7,5 miliardi si possono dare in media “non più di 125 euro al mese a testa. Anche tenendo conto che i 780 euro promessi sarebbero solo un’integrazione per chi ha già altre fonti di reddito, è facile calcolare che le risorse sarebbero interamente esaurite se ci fossero anche solo 801 mila persone meritevoli dell’intero sussidio di 780 euro”.

Perché conveniva rimandare il debutto del reddito di cittadinanza?

E dunque lo scenario che l’economista prevede immagina un reddito di cittadinanza ad esaurimento scorte. Le prime domande per il sussidio partiranno il prossimo 6 marzo e chi ne ha diritto prenderà i 780 euro o la relativa integrazione. Ma andando avanti con le domande si esauriscono le risorse e il sussidio sarà inevitabilmente ridotto, per tutti (anche per chi aveva fatto domanda in precedenza probabilmente altrimenti si creerebbe eccessiva disparità sulla base dell’ordine temporale delle domande). E volendo pensare male si lascia intendere anche che la riduzione del reddito avverrà dopo le elezioni: si partirà da 780 euro ma dopo le elezioni europee si scende a meno di 400 come reddito massimo.
L’alternativa più lineare avrebbe voluto raccogliere tutte le domande prima per poi ripartire le risorse disponibili, sulla linea di quanto è stato fatto per il Rei. Però in questo modo non si riuscirebbe a far partire il reddito di cittadinanza prima delle elezioni europee e l’impatto sui sondaggi potrebbe penalizzare fortemente il Movimento 5 Stelle.

Preoccupati per le tempistiche anche i sindacati. In una congiunta Cgil e Fp si legge che la fretta e il poco tempo a disposizione rischiano “di non mettere i centri per l’impiego nelle condizioni di poter accompagnare al lavoro centinaia di migliaia di disoccupati, così come previsto dal provvedimento recentemente approvato. La carenza di organico attuale già rende difficile, e in alcuni casi impossibile, assolvere alle competenze preesistenti. La previsione delle assunzioni dei 4.000 dipendenti, come da legge di bilancio, rischia di rendere operativi i centri con grande ritardo e, allo stesso tempo, poco chiaro risulta l’inserimento dei cosiddetti ‘navigator‘ nei contesti organizzativi regionali”.

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