Reddito di cittadinanza, le novità sui piani di lavoro di pubblica utilità

In vigore il decreto attuativo che impone ai percettori del Reddito di cittadinanza l’obbligo di svolgere un’attività lavorativa di pubblica utilità. Cosa si rischia in caso di rifiuto?

Il percorso del Reddito di cittadinanza sfocerà ben presto in un lavoro di pubblica utilità. Nel decreto attuativo del Ministero del lavoro, la legge 4/2019 (in vigore), stabilisce i criteri di attuazione dei Progetti utili alla collettività (Puc). Si tratta, dell’applicazione della prassi necessaria per chiudere il ciclo nato con il piano di godimento del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza: arrivano i lavori di pubblica utilità

Tale norma prevede l’obbligo per i percettori del Reddito di cittadinanza di rispettare sia il Patto per il lavoro che quello per l’inclusione sociale, dimostrandosi aperti a ogni possibilità d’impiego. In sostanza, chi ha richiesto e ottenuto il Rdc è obbligato a svolgere i lavori di utilità pubblica, presso il comune di residenza, impegnandosi attivamente nei progetti che interessano la tutela dei beni comuni. Ossia, si provvede l’inserimento del beneficiario del Reddito nei piani: culturali, sociali, ambientale e così via.

Cosa rischia chi rifiuta il lavoro?

Secondo la normativa prevista nel decreto attuativo, nel caso in cui non si partecipa a uno dei piani previsti dal Puc si perde il Reddito di cittadinanza. Inoltre, il lavoro svolto non viene catalogabile come un’attività lavorativa.

Nella norma è presente l’elenco dei soggetti esonerati, ossia delle persone che sono libere di non aderire ai progetti stabiliti nel Puc, anche se beneficiari a tutti gli effetti del Reddito di cittadinanza, quali:

  • percettori di reddito da lavoro dipendente pari a circa 8.145 euro, oppure da lavoro autonomo per circa 4.800 euro;
  • iscritti a corso di studi;
  • titolari della Pensione di cittadinanza;
  • beneficiari del Reddito di cittadinanza aventi un’età anagrafica di 65 anni;
  • disabili, presenza di minori di tre anni nucleo familiare o presenza di persone con disabilità grave, oppure non autosufficienza e così via;
  • iscritti a corsi di formazione per qualifica o diploma;
  • disoccupati rioccupati.

Quante ore lavorative sono previste nei lavori di utilità pubblica?

L’impegno corrisponde a circa 8 ore di attività lavorativa alla settimana, ma in ogni caso, non è possibile superare le 16 ore di lavoro settimanali. Il lavoro può essere svolto in uno o più giorni a seconda dei casi, ma sempre rispettando il totale delle ore stabilite dal Puc. Tutta l’attrezzatura di lavoro deve rispettare i canoni si sicurezza e tutela contro ogni possibile infortunio. Inoltre, il Comune per i soggetti implicati nel lavoro di pubblica utilità attiverà tutta la pratica inerente alla copertura assicurativa Inail idonea.

I percettori del Reddito di cittadinanza non possono essere impiegati per la sostituzione di personale pubblico per causa di: malattia, congedi parentali, ferie; né tanto meno possono essere inseriti nei lavori pubblici in presenza di una regolare gara di appalto.


Per essere sempre aggiornato, seguici su: Facebook - Twitter - Gnews - Telegram - Instragram - Pinterest - Youtube

Antonella Tortora

Analista Contabile, collaborato con diversi quotidiani online. Adoro scrivere, ogni notizia è degna di essere vissuta, raccontata, con cuore, emozione, passione. Raccontarle serve a renderle uniche, se non raccontate finirebbero nel labirinto del dimenticatoio. Resta un'unica verità ogni storia incorpora una piccola parte di me, che emerge in un angolino nascosto. Citazione preferita: “Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.” Albert Einstein