Riforma pensione con uscita a 62 anni: è tutto da rifare

La riforma pensioni e ancora in ballo ma le proposte presentate fino ad ora sembrano essere sempre meno attuali. Tutto da rifare, vediamo perchè.

Riforma pensioni, tutto da rifare. Il Coronavirus oltre ad aver sconvolto le nostre vite, obbligandoci ad una quarantena forzata di 2 mesi, ha sconvolto anche i piani del governo annullando i tavoli di confronto con i sindacati in ambito riforma pensioni.  Ma non è solo l’interruzione dei tavoli di confronto il problema.

Riforma pensioni tutto da rifare

L’emergenza sanitaria ha portato molti lavoratori, anche di età non più giovane, a perdere il lavoro. Molti che ancora non lo hanno perduto, in ogni caso, a causa della crisi economica che seguirà l’emergenza sanitaria, rischieranno di perderlo e per chi non è più un giovanotto la speranza di trovare un’altra occupazione in piena crisi, diventerà molto remota.

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Già l’Italia ha il profilo previdenziale più alto d’Europa, permettendo ai suoi cittadini di accedere alla quiescenza 4 anni dopo rispetto la media Europea, e questo porta a riflettere anche sull’anticipo pensionistico per il quale vengono applicati coefficienti di trasformazione penalizzanti se si accede prima dei 67 anni. Una delle proposte che sembrerebbe, in questo momento, essere la più adatta è quella che prevede una completa rivisitazione dei coefficienti di trasformazione rendendoli, come attualmente accade in diversi Paesi Europei, più accessibile e suddivisi per fasce di età (e non come attualmente per anno).

Tutto da rifare perchè? Una riforma pensioni deve arrivare per il 2021 in modo tale che possa tappare il “buco” lasciato dalla quota 100 alla sua scadenza ma deve prendere in considerazione anche il possibile pensionamento da chi ha perduto il lavoro con la pandemia e non ha possibilità di trovarne un altro a causa della crisi economica.

In tal senso, quindi, sembra inadatta la cosiddetta quota 41 per tutti perchè difficilmente la maggioranza dei lavoratori italiani giunge ad avere un minimo di 41 anni di contributi.

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La riforma, quindi, deve per forza di cose prevedere una flessibilità in uscita che possa coinvolgere una platea di lavoratori ben più ampia che abbia, magari, anche qualche lieve penalizzazione ma che permetta la quiescenza a quanti rischiano, a causa dell’emergenza sanitaria e alle sue conseguenze sull’economia del Paese, di trovarsi ad essere i nuovi esodati.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.